Energia nucleare: la Camera dei Deputati approva in prima lettura il disegno di legge delega (A.C. 2669). Le osservazioni del Direttore Prof. Vincenzo Pepe

Nella seduta del 4 giugno 2026 l’Assemblea della Camera dei deputati ha approvato in prima lettura il disegno di legge di iniziativa governativa recante «Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile» (A.C. 2669). Il provvedimento, presentato il 17 ottobre 2025 dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, era stato assegnato alle Commissioni riunite VIII (Ambiente) e X (Attività produttive) in sede referente. Il testo passa ora all’esame del Senato della Repubblica, in un percorso che restituisce al Paese una prospettiva di programmazione energetica di lungo periodo.

Sul piano della tecnica normativa il provvedimento si configura quale legge di delegazione ai sensi dell’art. 76 della Costituzione. La scelta dello strumento appare particolarmente meditata: in una materia ad alta densità tecnica, la delega consente di affidare al Governo, entro un termine definito e nel rispetto di principi e criteri direttivi puntuali, l’elaborazione di una disciplina organica e coerente, sottratta all’improvvisazione e ancorata a standard di sicurezza elevati. All’esito dell’esame referente il testo, originariamente composto di quattro articoli, risulta articolato in cinque disposizioni, dedicate rispettivamente alle finalità e al procedimento della delega, all’oggetto, ai principi e criteri direttivi, alla clausola di salvaguardia per le autonomie speciali e alle disposizioni finanziarie; l’articolo 1 fissa in un anno il termine per l’esercizio della delega, da svolgersi nel rispetto degli obblighi europei e internazionali e in coerenza con le politiche di decarbonizzazione al 2050.

Significativa, e tutt’altro che casuale, è la qualificazione del provvedimento in termini di energia nucleare «sostenibile». L’attributo riflette la piena coerenza del legislatore con la tassonomia europea degli investimenti, che riconosce all’energia da fissione, a determinate condizioni, un ruolo utile al conseguimento degli obiettivi climatici e alla neutralità carbonica al 2050. La formula colloca così l’intervento italiano nel solco del diritto dell’Unione europea, saldando l’esigenza di sicurezza degli approvvigionamenti con quella della transizione ecologica.

Sul provvedimento si è soffermato il Prof. Vincenzo Pepe, Direttore della Rivista Diritto dell’Ambiente e dell’Energia – Law, Environment, Energy e Coordinatore del Dottorato di Ricerca in “Ambiente, Diritto Comparato e Transizioni” presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. La sua lettura si colloca con coerenza entro la prospettiva che da tempo informa la sua produzione scientifica, ossia la teoria dell’ambientalismo pragmatico e ragionevole, fondata su un approccio scientifico e tecnocentrico alle politiche ambientali e allo sviluppo sostenibile.

Si tratta di un’impostazione che affonda le radici in una riflessione risalente e per molti versi anticipatrice. In diverse pubblicazioni, il Professore Ordinario di Diritto dell’Ambiente e dell’Energia aveva additato il modello francese quale esperienza tra le più significative a livello mondiale nel governo del binomio ambiente-energia nucleare, traendone spunti utili per l’ordinamento italiano; egli ha affrontato i profili giuridici dell’energia nucleare con riguardo al rapporto energia-ambiente, alla localizzazione degli impianti, alla gestione delle scorie e al rapporto tra energia nucleare e democrazia, rilevando come l’Italia, pur avendo a suo tempo decretato la fuoriuscita dal nucleare, restasse comunque obbligata a gestire i rifiuti ed a realizzare il deposito nazionale in conformità al diritto europeo. I temi messi a fuoco nel corso della lunga attività scientifica del succitato giurista trovano oggi riscontro proprio nelle scelte del legislatore, a conferma della lungimiranza di quella analisi.

Su tale base, il Direttore valorizza il superamento di un paradosso a lungo irrisolto: l’Italia ha continuato a importare in misura stabile energia di origine nucleare da ordinamenti confinanti, in primo luogo da quello francese, senza disporre di una capacità produttiva propria. È il terreno comparatistico, nucleo della sua attività di ricerca, a conferire alla questione il suo rilievo maggiore, additando nelle esperienze dei Paesi confinanti un termine di raffronto virtuoso in termini di sicurezza dell’approvvigionamento e di contenimento del costo dell’energia. Quanto alla valutazione dei rischi, il Prof. Vincenzo Pepe ribadisce il criterio metodologico secondo cui le politiche ambientali non possono fondarsi sulla pretesa di un rischio nullo, statisticamente inesistente, bensì sulla comparazione razionale fra rischi e sulla scelta dell’opzione più razionale e meno gravosa, compatibile con un’elevata qualità della vita: in tale cornice si apprezzano gli elevati standard di sicurezza intrinseca delle tecnologie di nuova generazione.

Il provvedimento, conclude il Direttore, sollecita infine una riflessione che eccede il dato tecnico e tocca la dimensione, a lui particolarmente cara, del rapporto tra scienza e cittadinanza attiva-associazionismo: «La transizione, prima ancora che energetica, è culturale, e richiede un consenso informato che soltanto un’adeguata divulgazione scientifica può costruire». In questa prospettiva la Rivista Diritto dell’Ambiente e dell’Energia – Law, Environment, Energy, che già ha dedicato al tema specifici contributi, continuerà a seguire con attenzione l’evoluzione dell’iter parlamentare e dei successivi provvedimenti attuativi.