Akkuyu e non solo: ripercussioni giuridiche e sociali della lenta marcia della “Nuova Turchia” verso l’energia nucleare
Abstract
Il contributo ricostruisce l’evoluzione della politica nucleare civile in Turchia, analizzando il percorso che ha condotto alla realizzazione della centrale di Akkuyu e alla progressiva normalizzazione dell’energia atomica nel dibattito politico nazionale. Dopo una lunga fase di inerzia, il nucleare è divenuto parte integrante dei “megaprogetti” della Yeni Türkiye, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza energetica e rispettare gli impegni climatici. Il contributo esamina la storia normativa – dalla legge n. 5710/2007 alla Nükleer Düzenleme Kanunu del 2022 – e le implicazioni geopolitiche dell’accordo BOO con la Federazione Russa, definito “un unicum nel panorama internazionale”. Parallelamente, viene analizzato il movimento antinuclearista turco, sorto negli anni ’70 e rafforzatosi dopo Chernobyl, che ha influenzato la percezione pubblica e rallentato alcuni progetti, pur senza riuscire a modificarne la traiettoria complessiva. L’articolo mostra come la marcia turca verso il nucleare civile proceda “a piccoli passi”, combinando ambizioni tecnologiche, esigenze di sicurezza energetica e tensioni socio politiche interne.
Parole chiave
- Akkuyu
- Legislazione nucleare turca
- Modello BOO (Build-Own-Operate)
- Nükleer Düzenleme Kanunu (2022)
- Yeni Türkiye
Abstract
The paper examines the evolution of Turkey’s civilian nuclear policy, tracing the long path that led to the construction of the Akkuyu nuclear power plant and to the gradual normalization of atomic energy within the national political debate. After decades of inertia, nuclear power has become a central component of the Yeni Türkiye megaprojects, aimed at reducing energy dependence and meeting climate commitments. The study reviews the legal framework — from Law No. 5710/2007 to the 2022 Nükleer Düzenleme Kanunu — and explores the geopolitical implications of the BOO agreement with the Russian Federation, described as “a unique case in the international landscape.” It also analyzes Turkey’s anti nuclear movement, which emerged in the 1970s and intensified after Chernobyl, shaping public perceptions and slowing certain projects without altering the overall trajectory. The article argues that Turkey’s march toward civilian nuclear energy advances “in small but determined steps,” balancing technological ambitions, energy security needs, and domestic socio political tensions.
Parole chiave
- Akkuyu
- Turkish nuclear legislation
- Build-Own-Operate (BOO) model
- Nükleer Düzenleme Kanunu (2022)
- Yeni Türkiye
1. Introduzione
Dopo decenni di inerzia, da alcuni anni il tema del nucleare civile sembra essere tornato al centro del dibattito politico in Turchia. La costruzione della centrale nucleare di Akkuyu, che dovrebbe accendere il suo primo reattore alla fine del 20261, sembra orientare il paese verso lo sdoganamento dell’uso civile dell’energia atomica, che per diversi motivi non ha goduto di grande simpatia da parte dell’opinione pubblica turca. Salutata positivamente da Rafael Mariano Grossi, direttore dell’International Atomic Energy Agency (IAEA), che l’ha definita “l’impianto nucleare più sicuro al mondo”2, la centrale di Akkuyu, situata nella provincia di Mersin e destinata a coprire il 10% del fabbisogno elettrico nazionale, si inquadra di diritto in quei “megaprogetti”3 che il governo di Ankara è impegnato a realizzare sia per consolidare il ruolo della Turchia quale potenza regionale sia per sopperire alle necessità derivanti dalla recente crisi economica e dal crescente costo dell’energia elettrica. Una maggiore propensione verso l’energia nucleare è inoltre dettata dalla necessità di conformarsi ai dettami degli Accordi di Parigi del 2015 ratificati della Turchia nel 2021. All’apripista Akkuyu, infatti, sembrano destinati ad aggiungersi altri impianti: oltre al progetto di centrale a Sinop – nella provincia di Incerburun e contemporaneo a quello di Akkuyu – vi è quello di Kırklareli nella Tracia orientale; su questi tre grava buona parte del compito di affrancare la Turchia dalla schiavitù delle fonti fossili e, al contempo, di perseguire l’obiettivo delle zero emissioni che il Paese conta di raggiungere per il 2053. L’impegno profuso in tal senso per lo sviluppo tecnologico e il sostegno recentemente espresso a favore della realizzazione di mini-reattori – i cosiddetti SMRs patrocinati dalla compagnia Baykar4 – sembrano condurre la Turchia di Erdoğan su una strada del tutto nuova, ridimensionando quello scetticismo verso l’energia atomica che aveva caratterizzato il Paese prima dell’avvento del governo AKP. La realizzazione della Yeni Türkiye5, centro del progetto politico di Recep Tayyip Erdoğan, sembra così passare anche dall’autodeterminazione in campo energetico.
Scopo del presente contributo è analizzare come si sia giunti all’attuale stato dell’arte. Accanto all’analisi del dibattito politico sul nucleare civile cominciato a metà degli anni Sessanta, si esamina il quadro normativo di riferimento, sia in prospettiva diacronica sia con riferimento ai riflessi che tale produzione giuridica ha avuto sull’intero ordinamento turco, come nel caso della realizzazione di strutture interministeriali capaci di gestire il fenomeno nucleare in evoluzione. Rilevanza è data inoltre all’impatto socio-antropologico di questo dibattito sulla popolazione turca, passata da una totale chiusura – determinata anche da tragici eventi come Chernobyl – ad una “timida” apertura. Quest’ultima, favorita da fattori religiosi ed economici, sembra riguardare settori sempre più ampi della popolazione che, emancipandosi progressivamente dall’approccio oppositivo del movimento antinuclearista turco, sembra rompere quell’inerzia6 che per lungo tempo aveva caratterizzato l’atteggiamento turco verso l’energia nucleare, sposando la visione deterministica palesata in tale ambito dal Governo.
2. Energia nucleare ad uso civile: l’evoluzione nella storia della Repubblica di Turchia
Analizzando la storia recente della Turchia si può notare come l’interesse turco verso il nucleare civile si leghi alle vicende riguardanti la progettazione e costruzione dell’impianto nucleare di Akkuyu. Nonostante la centralità assunta nella questione da quest’ultimo, tuttavia è opportuno ricordare che già diversi anni prima del 1968, anno della sua “prima progettazione”, il governo di Ankara aveva iniziato ad interrogarsi sull’utilità di tale fonte energetica. Nel 1956, infatti, il governo guidato da Adnan Menderes aveva costituito un’apposita commissione, la Atom Enerjisi Komisyonu – Commissione per l’Energia Atomica, per condurre il Paese verso le nuove tecnologie sviluppatisi in tale ambito e stipulare e ratificare trattati internazionali in tale senso7. Tuttavia, la strada tracciata dal governo Menderes e dal Democrat Parti – primo governo di segno opposto a quello del CHP (Cumhuriyet Halk Partisi) di kemalista memoria – era destinata ad interrompersi bruscamente segnando una decisa inversione di rotta negli anni che seguirono. Il colpo di Stato del 1960, che destituì il Presidente Celâl Bayar e il Primo Ministro Adnan Menderes, vide l’assunzione del potere da parte del Comitato di Unità Nazionale con la nomina del generale Cemal Gürsel a Capo di Stato e di governo. Tali eventi, che diedero il via al successivo decennio caratterizzato da governi a guida CHP (1961-1971), segnarono la fine della linea liberale seguita negli anni ’50 favorendo il ritorno di un centralismo statalista che influì anche sulle scelte in ambito nucleare. Nel 1967, infatti, il governo di Süleyman Demirel indicò nel nucleare civile un elemento fondamentale della propria strategia di sviluppo8. Tale strategia vide fin dal principio l’attivo coinvolgimento dello EIEI – Elektrik Işleri Etüt Idaresi (Direzione per l’amministrazione delle indagini e dello sviluppo delle risorse di energia elettrica) che formò un primo consorzio chiamato a negoziare con multinazionali occidentali per rilanciare l’uso civile dell’energia nucleare con l’Atom Enerjisi Komisyonu e le banche statali. Una negoziazione che, tuttavia, a causa delle turbolenze geopolitiche e non del periodo, non produsse gli effetti sperati e non raggiunse lo scopo per cui era stata varata.
Con l’arrivo degli anni ’70, il governo di Demirel decise di dare nuova linfa al progetto legato al nucleare civile ed incaricò il Türkiye Elektrik Kurumu – TEK (Ente Turco d’Amministrazione dell’Elettricità) di individuare siti adatti alla realizzazione di centrali nucleari; oltre ad Akkuyu, nella provincia di Mersin, furono ritenuti adatti allo scopo i territori di Inceburun, in cui si tenterà la realizzazione dell’impianto di Sinop, e quello di Igneada, nella provincia di Kırklareli. Nonostante l’accordo raggiunto nel 1977 con la società svedese ASEA-Atom9, il progetto relativo alla realizzazione della centrale di Akkuyu si arrestò.
A seguito del colpo di Stato del 1980 e dell’affermarsi della giunta militare di Kenan Evren che guiderà il Paese fino al 1983, l’interesse dei governanti turchi per l’energia nucleare non sembrò scemare anzi l’utilizzo dell’atomo nella produzione di energia elettrica venne considerato come una risorsa dall’alto valore strategico ed economico. Per perseguire tale strada venne quindi fondata, nel 1982, la TAEK – Türkiye Atom Enerjisi Kurumu, l’Autorità Turca per l’Energia Atomica che, dotata di personalità giuridica e di un’elevata autonomia di azione, continuò l’attività esplorativa per la realizzazione di impianti civili nel Paese10.
Il verificarsi dei tragici eventi di Chernobyl, che condizionò non poco l’opinione pubblica turca in merito all’utilizzo civile dell’energia atomica, rese necessaria l’adozione da parte del mondo politico di un atteggiamento più prudente, sebbene buona parte di esso considerasse il nucleare uno strumento capace di rilanciare l’economia nazionale. In tal senso, un chiaro esempio è rappresentato dai richiami alla realizzazione dell’impianto nucleare di Akkuyu come mezzo per il rilancio economico, fatti nel corso della crisi finanziaria che colpì il Paese negli anni ’90. Un simile ragionamento si sarebbe attuato anche nel corso della crisi che avrebbe colpito la Turchia all’inizio degli anni 2000; anche in questo caso, infatti, i governanti, pur avendo la consapevolezza che la crescente domanda di energia elettrica potesse essere sopperita principalmente grazie alla realizzazione dell’impianto di Akkuyu, ne dovettero arrestare la realizzazione perché sui nuovi investimenti infrastrutturali gravavano i pesanti vincoli imposti dal Fondo Monetario Internazionale.
L’affermazione sulla scena politica dell’AKP – Adalet ve Kalkınma Partisi, Partito della Giustizia e dello Sviluppo – e del suo leader Recep Tayyip Erdoğan rappresentano, dal 2002 in poi, un fattore fondamentale per il rilancio dell’utilizzo in Turchia dell’energia nucleare per la produzione di energia elettrica. Rimesso in gran parte il debito contratto con il Fondo Monetario Internazionale (che sarà poi estinto nel 2012), infatti, la TBMM – Türkiye Büyük Millet Meclisi – Grande Assemblea Nazionale Turca, approvò nel novembre 2007 la legge n. 5710, nota come Nükleer Güç Santrallarının Kurulması ve İşletilmesi ile Enerji Satışına İlişkin Kanun11 (Legge sulla costruzione e l’esercizio delle centrali nucleari e sulla vendita dell’energia prodotta), fondamentale per il rilancio del progetto di Akkuyu e degli accordi che si andranno a stipulare da lì a pochi anni. Prima legge organica in materia di energia nucleare prodotta dalla Repubblica di Turchia, la legge n. 5710 stabiliva le procedure e i principi per la costruzione delle centrali nucleari, il loro esercizio e i criteri di vendita dell’energia elettrica da esse prodotta. Nonostante le diffidenze e le diverse pronunce in merito della Corte Costituzionale12, l’atomo fu ufficialmente inserito nella politica energetica nazionale divenendo elemento centrale nel progetto di costruzione di quella Yeni Türkiye patrocinata da Erdoğan fin dagli albori della propria carriera politica.
La diretta conseguenza dell’entrata in vigore della Legge n. 5710 può essere ravvisata nell’apertura, nel marzo 2008, della gara internazionale per la costruzione e la gestione della centrale nucleare di Akkuyu operata dalla TETAŞ – Turkiye Elektrik Ticaret ve Taahhüt A.Ş. Il bando pubblicato dalla società statale turca responsabile del commercio all’ingrosso di energia elettrica e dei contratti di approvvigionamento, suscitò vasto interesse a livello internazionale tanto che ben 13 consorzi internazionali13 acquisirono i documenti di gara nei mesi successivi; tuttavia, fattori come la durata quindicinale della garanzia statale, il prezzo garantito dell’energia, la ripartizione degli oneri finanziari nonché la delicata situazione normativa minata dalla coeva sentenza della Corte Costituzionale portò allo scemare dell’entusiasmo iniziale segnando un progressivo ritiro dei consorzi intervenuti. Tale scenario comportò che allo scadere della gara patrocinata dalla TETAŞ, il 24 settembre 2008, fosse presente la sola offerta presentata dal consorzio russo-turco AtomStroyExport – InterRAO – Park Teknik14; la delicata situazione, aggravata dalla sentenza emessa dal Consiglio di Stato – Danıştay nel novembre 2009 che ne contestava la validità in quanto carente di alcune peculiarità fondamentali come le “condizioni competitive” portò di fatto la TETAŞ a conformarsi a quanto deciso dal giudice amministrativo e ad annunciare ufficialmente, il 20 novembre 2009, l’annullamento della gara15.
Il fallimento della gara internazionale patrocinata TETAŞ comportò, per l’establishment turco, la necessità di riflettere se fosse proficuo continuare a perseguire tale modello oppure fosse preferibile battere altre strade e tentare un approccio diretto che portasse alla realizzazione di una partnership strategica tramite l’individuazione di attori ben identificati; l’adozione di questo “modello bilaterale” fondato sulla stipulazione di accordi intergovernativi ebbe come risultato l’accordo siglato con la Federazione Russa il 12 marzo 2010. Con tale accordo la costruzione dell’impianto nucleare di Akkuyu, che avrebbe avuto il compito di produrre circa il 10% del fabbisogno di energia elettrica nazionale, veniva affidata alla russa ROSATOM che era chiamata a gestirne le fasi attraverso la società di progetto Akkuyu Nükleer A. Ş. da essa direttamente controllata. Centrato sul modello BOO (Build-Own-Operate), l’accordo del marzo 201016 rappresenta un unicum nel panorama internazionale in quanto con esso viene concessa, per la prima volta, la totale proprietà di un impianto nucleare operante in un dato territorio ad un operatore straniero. La costruzione della centrale nucleare di Akkuyu dunque è totale appannaggio della Federazione Russa che è vincolata, oltre alla gestione e alla formazione del personale turco, a gestire il combustibile nucleare e ad occuparsi, secondo le modalità definite bilateralmente, dello smaltimento del combustibile esaurito in Russia; dal canto suo la Turchia si impegna, oltre a garantire l’acquisto di circa il 50% dell’elettricità prodotta nei primi 15 anni, a far sì che la società di progetto possa operare nel quadro normativo turco, a garantire le autorizzazioni e le licenze necessarie, e a cooperare nella sicurezza nucleare secondo gli standard IAEA.
Le particolari modalità di realizzazione della centrale di Akkuyu indicano inoltre che l’impatto dell’opera potrebbe estendersi ben oltre l’ambito puramente energetico. Integrata nel più ampio perimetro dei rapporti russo-turco, la gestione russa dell’impianto viene letta da diverse prospettive come un elemento di vantaggio strutturale per Mosca. Questo scenario andrebbe a ridefinire i termini di quell’interdipendenza asimmetrica già determinata dalla dipendenza della Turchia dagli idrocarburi russi, estendendone l’influenza anche al settore dell’atomo civile. Inserito in quadro geopolitico più ampio, in cui Russia e Turchia combinano cooperazione e competizione, l’impianto nucleare di Akkuyu può essere la leva che Mosca può utilizzare, ad esempio, in Asia Centrale per moderare l’influenza crescente della Turchia, che negli ultimi anni ha sfruttato i comuni fattori linguistici, culturali, religiosi ed etnici per la costituzione dell’ OTS – Organizzazione degli Stati Turchici – , attraverso cui ha ridimensionato l’originaria influenza russa derivante dal comune passato sovietico. I vantaggi per la Turchia di questo particolare “meccanismo di stabilizzazione” delle relazioni fra i due paesi possono essere individuati invece nella capacità di fornire al governo turco un’importante leva per ampliare il proprio margine di manovra geopolitico e bilanciare le pressioni occidentale in contesti, come quello del Mediterraneo Orientale per intenderci, dove gli interessi di Ankara e Mosca convergono17.
Nonostante la centralità che l’impianto di Akkuyu sembra avere nella realizzazione del nucleare turco è opportuno ricordare, tuttavia, che il governo di Ankara sia orientato a rilanciare, attuando il modello BOO, anche gli altri impianti precedentemente citati. Meno fortunato di Akkuyu è stato, ad esempio, l’impianto di Sinop, frutto dell’accordo bilaterale siglato nel 2013 col Giappone18, che ha visto rallentare la sua realizzazione in seguito alla decisione del partner nipponico di ritirarsi dal progetto nel 2018 a causa delle difficoltà a reperire i fondi dopo il disastro di Fukushima. Al 2026, il rilancio del progetto di Sinop è al centro di dialoghi fra il governo turco, la russa ROSATOM19 e la sudcoreana KEPCO. Non meno importanti sono, inoltre, i recenti tentativi fatti dal governo turco con compagnie cinesi per il decollo dell’impianto di Igneada nella provincia di Kırklareli20.
3. Tra accordi internazionali e legislazione domestica: l’impianto normativo sul nucleare in Turchia
La traiettoria politica sottesa al progetto di Akkuyu ha trovato un riscontro speculare sul piano del diritto, richiedendo una progressiva riconfigurazione del quadro regolatorio della Repubblica di Turchia attraverso l’adozione di strumenti giuridici sia di portata nazionale sia di rilievo internazionale. Membro dell’IAEA dal 19 luglio 1957 e più volte parte del Board of Governors21, divenendo così uno dei membri più attivi fra i Paesi non nucleari, la Repubblica di Turchia ha ratificato molteplici Convenzioni22 promosse da tale istituzione, impegnandosi attivamente nei programmi per la sicurezza nucleare, lo sviluppo della medicina nucleare e lo sviluppo per infrastrutture inerenti la costruzione di impianti atomici ad uso civile; forte sostenitrice dell’utilizzo pacifico dell’energia nucleare, la Turchia ha aderito nel 1979 al TNP – Trattato di non Proliferazione Nucleare – e nel 2000 ha ratificato il CTBT – Comprehensive Nuclear Test Ban Treaty promosso dalle Nazioni Unite nel 1996 per la messa al bando dei test nucleari. Una scelta forte che, tuttavia, non le ha impedito di assumere una posizione controversa in merito all’utilizzo delle armi nucleari: sostenitrice di una politica di disarmo “graduale e verificabile” e consapevole che la non proliferazione sia da considerarsi “un elemento essenziale per la stabilità regionale e globale”23, la Turchia non ha però ratificato il Trattato per la proibizione delle armi nucleari (TPNW) e vota regolarmente contro le risoluzioni in cui le Nazioni Unite invitano gli stati ad aderire al Trattato24.
In materia di responsabilità civile è opportuno ricordare come l’approccio turco sia stato caratterizzato da un’estrema selettività; dopo aver ratificato la Convenzione di Parigi dell’OCSE del 1961 (ed ai successivi emendamenti), il processo di allineamento dello Stato turco non ha riguardato la Convenzione di Vienna dell’IAEA del 1963 cui ha deliberatamente deciso di non aderire. La necessità di allinearsi agli standard internazionali – determinata dalla necessità di tranquillizzare possibili investitori stranieri e rilanciare il proprio programma nucleare – ha portato il governo turco a ratificare, nel 2007, il Protocollo congiunto relativo all’applicazione della Convenzione di Vienna e della Convenzione di Parigi che armonizza le disposizioni di entrambe le Convenzioni. Con questa scelta, la Repubblica di Turchia mira sì ad allinearsi agli standard internazionali e ad estendere le tutela transfrontaliere ma, al contempo, non essendo firmataria della Convenzione di Vienna e degli atti ad essa complementari come il Protocollo Facoltativo sulla Risoluzione delle Controversie del 1963 (ma entrato in vigore nel 1999) e la Convenzione sul Risarcimento Supplementare del 1997, non si sente vincolata al rispetto degli obblighi e dai vincoli finanziari che il sistema derivante dalla Convenzione di Vienna impone agli operatori del sistema25.
Per quel che concerne la legislazione nazionale è opportuno ricordare che nella Costituzione del 1982 in vigore al 2026 non è presente alcun riferimento all’energia nucleare né all’attività ad essa inerenti26; precetti derivabili in ambito costituzionale possono però essere desunti in via indiretta dalla lettura dell’articolo 56, che sancisce il diritto di ogni individuo a vivere “in un ambiente sano ed equilibrato”, (c.1) e, sottolinea al contempo il “dovere dello Stato e dei cittadini migliorare l’ambiente naturale, proteggere la salute ambientale e prevenire l’inquinamento ambientale” (c. 2). Ancora, la lettura congiunta degli articoli 168 e 169, riguardanti la gestione delle risorse naturali e la protezione del patrimonio forestale, abilita lo Stato a controllare e dirigere lo sfruttamento delle risorse energetiche e pone limiti inderogabili alla trasformazione del territorio, disegnando una politica energetica costituzionalmente inquadrata nei due pilastri dell’interventismo statale e della necessità di bilanciamento fra sviluppo e tutela ambientale secondo i vincoli ecologici.
L’insieme di tali precetti, derivabili sia dall’adesione alle Convenzioni internazionali che dall’interpretazione estensiva delle menzionate disposizioni costituzionali, trova diretta applicazione nella legislazione ordinaria regolante la gestione delle fonti energetiche. Con la legge n. 5346 del 2005 – Yenilibiler Enerji Kanunu – infatti, il legislatore turco si adopera per dare un contesto normativo di riferimento alla produzione di energia elettrica tramite l’uso delle fonti rinnovabili; oltre a ridurre l’emissione di gas serra e garantire un uso economico e di qualità delle risorse rinnovabili, la legge pone lo scopo di sviluppare l’industria nazionale collegata alle tecnologie rinnovabili per dare uno strumento in più alla diversificazione e alla realizzazione del mix energetico27. Strettamente connessa alla legge n. 5346 del 2005 risulta essere la legge n. 5627 del 18 aprile 2007 – Enerji Verimliliği Kanunu – che disciplina, per tutti i settori produttivi e relativamente all’intera filiera energetica, l’uso efficiente dell’energia al fine di ridurre sprechi, costi e impatto ambientale. Le finalità principali di tale legge sono individuabili, oltre che nell’uso efficiente dell’energia in tutti i settori economici e la prevenzione degli sprechi energetici, nella riduzione del peso dei costi energetici sull’economia nazionale e nella protezione dell’ambiente tramite minori emissioni e una maggiore efficienza28. A completare il quadro normativo disciplinante la gestione delle fonti energetiche all’interno dell’ordinamento turco è stata introdotta la legge n. 6446 del 2013 – Elektrik Piyasası Kanunu – con cui il legislatore ha delineato le regole del mercato dell’energia elettrica al fine di creare un mercato concorrenziale, stabile, trasparente e regolato in modo indipendente. Integrandosi con la legge n. 5346 del 2005 ed applicabile in tutte le attività del settore elettrico turco, tale legge, tramite una ramificata struttura istituzionale, mira a raggiungere gli obiettivi preposti attraverso la concessione di licenze, la previsione di un regime semplificato per le produzioni che non prevedono licenza, l’identificazione di tariffe e prezzi, la delineazione di un mercato concorrenziale e gli incentivi per le produzioni rinnovabili. Inquadrata nel mercato ordinario, in quanto parte integrante e non eccezione del mix energetico, l’energia prodotta dagli impianti nucleari citati in precedenza è soggetta alle regole stabilite della legge n. 6446 del 2013; la necessità di produrre un’“elettricità continua, di qualità e a basso costo” e di garantire un “sistema finanziariamente stabile e trasparente”29, si traduce quindi nella possibilità di realizzare contratti di acquisto a lungo termine, nella certezza regolatoria per gli investitori stranieri e nell’integrazione della stessa nel sistema tariffario promosso dalla EPDK – Enerji Pıyasası Düzenleme Kurumu – l’Autorità indipendente di Regolazione del Mercato dell’Energia che rilascia licenze, regola tariffe e prezzi, vigila sul mercato, garantisce trasparenza e concorrenza nel settore energetico e applica sanzioni30.
3.1. La Nükleer Düzenleme Kanunu del 2022 e la moderna regolamentazione del nucleare in Turchia
Con più specifico riferimento al tema oggetto d’analisi, la legge n. 7381 del 2022 – Nükleer Düzenleme Kanunu – ha il compito di definire i confini giuridici entro i quali il nucleare turco è destinato a svilupparsi. Si tratta di una legge-quadro che sostituisce il vecchio impianto “centralista” determinato dalla legge n. 2690 del 1982 e favorisce la piena liberalizzazione del mercato in parte anticipata dalla legge n. 5710 del 2007 che, come visto, aprendo a investitori pubblici e privati, ha posto i primi passi concreti per la realizzazione dell’impianto nucleare di Akkuyu. Analizzando approfonditamente l’articolato di cui tale legge si compone, ci si può rendere conto, fin dal principio, come essa segni un netto distacco dalla precedente legislazione in materia, allineando il diritto nucleare turco agli standard internazionali. Tale allineamento si riscontra fin dall’articolo 1, in cui i costanti riferimenti alla protezione dei lavoratori, della popolazione, dell’ambiente e delle generazioni future dagli effetti delle radiazioni ionizzanti richiamano apertamente quei concetti di protezione intergenerazionale delle safety fundamentals previsti dall’IAEA e dalla NEA31, oltre che dall’OSCE; una incorporazione di precetti e tematiche, oltre che di “lessico”, care a queste organizzazioni è inoltre rinvenibile dalla lettura della definizione, anch’essa prevista dall’articolo 1, dei principi per l’uso pacifico dell’energia nucleare e della regolamentazione della responsabilità civile per danni derivanti da incidenti nucleari.
L’armonizzazione agli standard internazionali, fondamentale per attrarre potenziali investitori stranieri, è rinvenibile anche nelle modalità in cui sono delineate l’organizzazione e le funzioni della
della NDK – Nükleer Düzenleme Kurumu – o Autorità di Regolamentazione Nucleare della Turchia.
Istituita per sostituire la vecchia TAEK – Türkiye Atom Enerjisi Kurumu – istituita dalla legge n. 2690 del 1982, e rappresentante della Turchia presso l’IAEA oltre che in una serie di organismi europei e regionali, la NDK ha funzioni di estrema rilevanza: oltre ad essere l’autorità competente a concedere tutte le licenze relative all’installazione di impianti nucleari32, la NDK ha il compito di stabilire norme e tecniche e regolamenti, nel pieno rispetto degli standard IAEA, inerenti sicurezza nucleare e radioprotezione. Dotata di poteri ispettivi molto estesi che la portano ad esercitare un controllo continuo su impianti e installazioni, come sottolineato dal rapporto OSCE NEA33, la NDK può richiedere tutti i documenti necessari per valutare la conformità degli impianti, imporre misure correttive, sospendere attività non conformi e applicare sanzioni amministrative. Autorità competente per la responsabilità civile nucleare in Turchia, la NDK può altresì definire i termini tecnici per la protezione dalle radiazioni, la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito, la protezione fisica degli impianti e l’applicazione della safeguards IAEA sulla non proliferazione.
4. Energia nucleare e ripercussioni sulla società civile: il movimento antinuclearista turco
L’analisi sinora proposta permette di identificare le principali linee di tendenza dei governi turchi rispetto all’integrazione dell’energia nucleare nel paniere energetico nazionale; tutti, fin dall’epoca del monopartitismo a marca CHP, infatti, sembrano orientati all’utilizzo dello stesso considerando l’energia nucleare un elemento cardine del mix energetico e non un’eccezione. Tale impostazione, che da teorica si avvia a divenire pratica sotto l’egida dell’AKP di Erdoğan, tuttavia, non è condivisa dalla maggior parte della popolazione civile; stando ai dati di alcuni rapporti del 2011, infatti, la maggior parte dei cittadini turchi si dichiara contraria alla costruzione di impianti nucleari e all’impegno dello Stato in tale pratica mentre minore è la percentuale di coloro ritengono “rischiosa” la produzione di energia derivante dal nucleare34.
Le tendenze registrate dai reports evidenziano l’esistenza di un deciso movimento antinuclearista in Turchia che, nonostante gli sforzi posti in essere dal governo AKP negli ultimi anni, sembra ancora essere ben consolidato.
Nato nel pieno degli anni ’70, il movimento antinuclearista turco risulta essere una delle espressioni più longeve e strutturale dell’attivismo ambientalista del Paese; anche se sorto in contemporanea con i primi studi inerenti la costruzione degli impianti di Akkuyu e Sinop, il movimento antinuclearista in Turchia conosce un vero e proprio boom, come in altre parti del mondo, dopo il disastro di Chernobyl del 1986 e le critiche mosse contro il governo turco di allora incapace, a detta dei promotori, di arginare gli effetti del disastro soprattutto nelle aree confinanti del Mar Nero, in cui si registrò un’impennata delle patologie oncologiche35.
Diverse sono state le associazioni che si sono contraddistinte per l’impegno anti-nuclearista; solo negli anni ’90 del secolo scorso, epoca in cui tale movimento raggiunse l’apice della notorietà, si registrò la nascita di organizzazioni come la Elektrik Muhendisleri Odasi, la Doğa Derneği, la Kazdağları Ekoloji Platformu e altri gruppi locali che, sulle coste del Mar Nero come nel resto del Paese, svolsero un ruolo centrale nella produzione di conoscenza critica e di mobilitazione territoriale oltre che di promozione di manifestazioni di massa e di iniziative legali contro i progetti nucleari precedentemente enunciati.
In epoca recente, con l’intensificarsi dei lavori atti alla realizzazione dell’impianto di Akkuyu, il movimento antinuclearista è ritornato a far sentire la propria voce attraverso una serie di critiche verso la centrale realizzata da ROSATOM; se da un lato si accusava il governo di poca trasparenza nella procedura di realizzazione dell’impianto di Akkuyu36, dall’altro non si lesinavano critiche, di carattere geopolitico e geostrategico circa la rafforzata dipendenza energetica dalla Russia che la particolare natura dell’impianto avrebbe determinato. Non pochi furono, infine, i dubbi di carattere geologico sollevati dagli oppositori, non convinti della sicurezza sismica del sito scelto per ospitare l’impianto nucleare. L’insieme di queste motivazioni sono state al centro di manifestazioni di dissenso, campagne di sensibilizzazione e ricorsi amministrativi patrocinati da associazioni come la già citata Doğa Derneği, la Mersin Nükleer Karşıtı Platformu e Greenpeace37.
Nonostante la forte mobilitazione e il deciso apporto sulla società civile, tuttavia, il movimento antinuclearista turco non ha prodotto effetti concreti; se l’evoluzione del sistema polito turco verso quello che gli studiosi identificano come “autoritarismo competitivo”38 – e la relativa restrizione degli spazi di espressione che ne consegue – può essere considerata la causa esogena del fallimento, non mancano numerosi fattori endogeni che ne hanno compromesso l’evoluzione. Fattori come l’eccessiva politicizzazione del movimento, l’ambiguo sostegno concesso dalle municipalità interessate e l’aspetto dirigista assunto dai membri provenienti dalle città hanno portato alla lenta erosione degli affiliati soprattutto fra gli abitanti dei villaggi, i quali, complice l’incidenza di fattori religiosi come il “fatalismo” islamico e la tendenza conservatrice da sempre maggioritaria nei centri rurali della Turchia, hanno finito con fare marcia indietro39 indebolendo la portata del movimento antinuclearista.
A dispetto dei pochi risultati concreti ottenuti, tuttavia, la società civile turca deve molto al movimento antinuclearista: la sua evoluzione, che ha riflesso le tensioni tra necessità di modernizzazione energetica, centralizzazione politica e partecipazione democratica, ha contribuito in modo significativo alla formazione di una cultura civica ecologica, alla creazione di importanti reti civiche, al perfezionamento di specifiche competenze tecniche e giuridiche destinate ad avere un peso specifico nell’evoluzione della cultura politica e ambientale del Paese.
5. Conclusioni. Avanti a piccoli passi: la lenta ma decisa marcia del nucleare civile lungo il “sentiero turco”
Nonostante le tendenze autocratiche del governo a guida AKP, che soprattutto all’indomani dell’accordo bilaterale siglato con la Federazione Russa appare sempre più orientato a non abbandonare la strada del nucleare civile, l’influenza delle menzionate critiche del movimento antinuclearista turco sembra evidente. La più volte ritardata partenza dell’impianto di Akkuyu, sembra trovare la sua ragion proprio in queste ultime, visto che, tra le principali cause addotte per giustificare il ritardo, si annovera proprio la necessità di ripetere ulteriormente i test relativi alla sicurezza della centrale. Ciò, combinato ai ritardi derivanti dalla pandemia da Covid-19 e al congelamento dei fondi russi all’indomani dell’aggressione all’Ucraina, hanno infatti finora impedito che il primo reattore iniziasse la sua opera.
Nonostante le criticità fin qui rilevate, tuttavia, l’impianto di Akkuyu resta ancora centrale nel rilancio del nucleare civile in Turchia ed assume rilevanza anche nel dibattito accademico in materia portando i sostenitori dello stesso a sottolinearne la portata formativa e la capacità di essere centro generatore di know-how locale in grado di rilanciare anche iprogetti di Sinop e Kırklareli40. La rivitalizzazione di questi progetti, da attuare in conformità agli standard internazionali della International Atomic Energy Agency (IAEA) e all’applicazione della formula del Build-Own-Operate (BOO), è al centro dei dialoghi in materia che l’establishment turco sta da tempo avendo con Cina, Corea del Sud, Russia e Stati Uniti. Proprio con lo storico alleato americano, infatti, nel settembre 2025, la Turchia ha siglato un accordo relativo l’uso strategico del nucleare civile41 utile a ridistendere i rapporti dopo la concessione della costruzione della prima centrale alla russa ROSATOM.
Il nesso inscindibile tra sicurezza energetica e stabilità sociale, come desumibile dalle dichiarazioni rilasciate dal Presidente Erdoğan in occasione dell’11° Energy Efficiency Forum42, riflette la priorità del Paese di ridurre una dipendenza strutturale dalle importazioni estere che, ancora oggi, sfiora il 90%. Al fine di mitigare tali vulnerabilità – spesso inquadrate dalla retorica governativa come una forma di asimmetria e penalizzazione geopolitica – la Repubblica di Turchia sembra orientata nel perseguire una politica di massima diversificazione volta a consolidare la propria autonomia strategica. In un contesto globale in cui la sicurezza degli approvvigionamenti rappresenta una priorità cruciale, l’impianto di Akkuyu viene così configurato come il pilastro centrale di questa transizione energetica nazionale. Compito del “terzo più grande impianto globale”43 è, infatti, quello di inserire la Turchia in quella “higher league” energetica composta da 31 paesi44 e, attraverso il perseguimento della capacità nucleare di 7,2 GW nel 2030 e 20 GW entro il 2050, consolidarsi nelle posizioni di vertice. Per il perseguimento di questi ambiziosi obiettivi, tuttavia, la sola centrale di Akkuyu risulta deficitaria. È per questo che, oltre al rilancio degli impianti fratelli nelle modalità sopra descritte, la Turchia sembra orientata ad imboccare strade complementari. Un “sentiero turco”, quello fin qui tracciato, che sembra volersi conformare a quanto recentemente dichiarato dal ministro dell’Energia e delle Risorse Naturali, Alparslan Bayraktar, ossia che “la Turchia ambisce a generare energia nucleare in Patria e a fornire cifre e tariffe chiare”45.
La necessità di affiancare agli impianti nucleari tradizionali forme di produzione indigene come i piccoli reattori SMRs, ultimamente battezzati con nomi ripresi dall’immaginario fondativo della Nazione46 e per cui il governo sta delineando il necessario quadro giuridico di riferimento, è da considerarsi in linea con la tendenza turca alla preferenza nazionale rinvenibile nella Domestic Nuclear Development Call dello scorso settembre che, per dirla col Ministro dell’Industria e della Tecnologia Mehmet Fatih Kaçir, è volta a “rafforzare la sicurezza energetica turca, ridurre la dipendenza da fonti straniere e supportare l’obiettivo delle emissioni zero che si è dato il Paese”47 invitando tutte le migliori produzioni, imprenditoriali e scientifiche, a livello nazionale a partecipare.
In tale contesto e parallelamente al consolidamento degli investimenti nel comparto delle energie rinnovabili, l’atomo continua ad essere considerato, malgrado gli elevati costi di capitale iniziali, come un pilastro per l’approvvigionamento di base (baseload energy), idoneo a compensare la scarsità strutturale di risorse fossili interne48. Un orientamento che trova riscontro nel rapporto della Nuclear Business Platform, che definisce il Paese un “attore chiave nel settore nucleare globale” in virtù della sua pianificazione industriale e della cooperazione internazionale49.
La traiettoria verso una “soluzione duratura”50 nel comparto nucleare turco si scontra, in ultima istanza, con il nodo cruciale del consenso interno. Lo scetticismo radicato in diversi segmenti della popolazione civile evidenzia come la dimensione tecnica non possa prescindere dalla governance del rischio. In tal senso, l’adozione di elevati standard di sicurezza, associata a canali di comunicazione istituzionale trasparenti e inclusivi verso le istanze della società civile, rappresenta una sinergia imprescindibile. Una combinazione di questi fattori imprescindibile per l’establishment turco se vorrà ridefinire la percezione pubblica dell’atomo e traghettare l’intero Paese oltre le riserve storiche che ancora ne rallentano la piena assimilazione culturale.
- Stando alle dichiarazioni rilasciate dal direttore generale dell’Akkuyu Nuclear SJC Sergej Butskikh lo scorso 27 Maggio, il collaudo del primo reattore è entrato nelle fasi finali e se ne prevede l’entrata in funzione a pieno regime nei prossimi mesi. Cfr. Pruralia, Turchia: in Corso la Fase Finale dei Collaudi alla Centrale Nucleare di Akkuyu, 27 maggio 2026, Link ↩︎
- Akkuyu NPP has all component to be considered the safest in the World – Grossi, in TASS – Russian News Agency, 27 Aprile 2023. ↩︎
- Oltre alla realizzazione della centrale nucleare di Akkuyu, tra queste opere mastodontiche possono annoverarsi la Barıs Şuyu, Kanal Istanbul, il Great Anatolian Project, e la centrale a carbone di Hunutlu costruita in partenariato con la Cina. Opere dal profondo impatto ambientale, esse rappresentano nel caso del Barış Suyu, (letteralmente “acqua della pace”), il “progetto da sogno” della conduttura sottomarina che collega il Sud della Turchia alla Repubblica Turca di Cipro Nord; Kanal Istanbul è volto a realizzare uno “sdoppiamento” del Bosforo da attuare attraverso la realizzazione di un collegamento diretto fra il Mar Nero e il Mar di Marmara. Opera già teorizzata da Süleyman Sultan nel XVI secolo, tale progetto è oggi al centro di profonde critiche: oltre a ridisegnare il volto di Istanbul, gli oppositori, raccolti nel movimento Ya Kanal Ya Istanbul, (letteralmente “O canale O Istanbul”), individuano in tale opera, la possibile alterazione del microclima del Bosforo e i relativi rischi per la sua copiosa fauna ittica; a tali fattori, inoltre, vanno ad aggiungersi anche possibili ripercussioni geopolitiche dettate dalla necessità di riscrivere le regole di navigazione degli stretti ad oggi regolata dalla Convenzione di Montreux del 1936. Di grande impatto geopolitico, oltre che ambientale, risulta essere anche il Great Anatolian Project che, fondandosi sulla costruzione di 92 dighe lungo il corso del Tigre e dell’Eufrate, implica non poche ripercussioni con la vicina Siria oltre che con la minoranza curda pronta ad utilizzare l’arma dell’acqua, attraverso il boicottaggio degli impianti, per sostenere la propria causa indipendentista. Nel caso della centrale a carbone di Hunutlu, situata a Sugözü, nel distretto di Yumurtalık, nella provincia di Adana, e conosciuta anche come EMBA Hunutlu o Yumurtalık EMBA Power Station, è opportuno ricordare che si tratta di centrale a carbone di 1320 MW per la cui costruzione la Cina ha stanziato 2,17 miliardi di dollari. Entrata in attività nel 2022, la costruzione di tale impianto sembra cozzare sia con la volontà del governo turco di ridurre le emissioni conformandosi così alle direttive dell’Accordo di Parigi ratificato nel 2021, che con quella di assumere un ruolo pivotale in Asia indipendente dal potere cinese con cui è ancora in atto la controversia inerente alla minoranza uigura, etnia turca di religione islamica dello Xinjiang, oggetto di repressioni da parte del governo di Pechino. Per approfondimenti si veda: H. Paker, The ‘Politics of Serving’ and Neoliberal Developmentalism: The Megaprojects of the AKP as tools of Hegemony Building in: F. Adaman, B. Akbulut, M. Arsel, (eds.) Neo-liberal Turkey and Its Discontents. Economic Policy and the Environment under Erdoğan, I. B. Tauris & Co. Ltd, London, New York, 2017 e F. Sassi, Erdoğan e la diplomazia energetica, in ISPI online, 14 luglio 2023 https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/erdogan-e-la-diplomazia-energetica-135397. ↩︎
- Turkish Drone Powerhouse Baykar Steps Into Nuclear Energy, in «Daily Sabah», 5 Dicembre 2025, https://www.dailysabah.com/business/energy/turkish-drone-powerhouse-baykar-steps-into-nuclear-energy ↩︎
- Con tale termine sono solitamente indicate l’insieme di misure politiche poste in essere da Recep Tayyip Erdoğan al fine di dar vita ad una “nuova Turchia” che, staccandosi dal suo passato kemalista, mira ad avere un diverso posizionamento sullo scacchiere politico internazionale e a modificare i principi fondanti della Repubblica. Per un approfondimento sul tema si veda: V. R. Scotti, La Turchia di Erdoğan, il Mulino, Bologna, 2022 ↩︎
- Per approfondimenti si veda, F. Adaman, B. Akbulut, M. Arsel, The Radioactive Inertia: Deciphering Turkey’s Anti-Nuclear Movement, in: F. Adaman, B. Akbulut, M. Arsel, (eds.) Neoliberalturkey and its Discontents. Economic Policy and the Environment under Erdoğan, I. B. Tauris & Co. Ltd, London, New York, 2017, pp. 175-190. ↩︎
- Istituita con la Legge n. 6821 “Istituzione della Commissione per l’Energia Atomica”, (Atom Enerjisi Komisyonu Kurulması Kanunu) tale ente, nato con il patrocinio del Primo Ministro, aveva il compito di intraprendere tutte azioni necessarie, siano esse di natura, tecnica, scientifica o amministrativa per portare al paese tutti i benefici derivanti dall’utilizzo dell’energia nucleare; il testo in turco della legge è reperibile al seguente indirizzo: Link ↩︎
- Per avere un quadro più chiaro delle iniziative poste in essere dal governo di Süleyman Demirel in materia di energia nucleare, si veda: E. Doruk, The Origins of Turkey’s Nuclear Policy, in: G. Perkovich, S. Ülgen, (eds.), Turkey’s Nuclear Future, Carnegie Endowment for International Peace, Washington D. C., 2015. ↩︎
- L’accordo che prevedeva la realizzazione di un impianto di circa 600Mwe e l’utilizzo di reattori BWR e che sarebbe dovuto divenire operativo entro il 1985, infatti, nonostante l’entusiasmo iniziale, finì col divenire inoperativo lo stesso anno vista la difficoltà nel reperire le risorse finanziarie necessarie alla realizzazione dell’impianto di Akkuyu. Cfr. O. C. Artantas, Turkiye’s Nuclear Energy Aspirations: Policy Challenges and Legal Trajectory, in Journal of World Energy Law and Business, Oxford University Press, 2024, p. 202. ↩︎
- Istituita con la legge n. 2690, e dotata di un ampio mandato nel campo dell’energia nucleare e della tecnologia, la TAEK iniziò, nello stesso anno della sua fondazione, proficui dialoghi con società del calibro della canadese AECL, della tedesca KWU e della statunitense GE per la realizzazione di tre centrali nucleari, due ad Akkuyu e una a Sinop; anche questa volta, tuttavia, dopo l’iniziale entusiasmo, le trattative si arenavano e iniziarono ad inciampare in una serie di ostacoli che portarono alla sospensione del progetto. ↩︎
- Il testo di tale legge è consultabile sulla Resmi Gazete al seguente indirizzo https://www.resmigazete.gov.tr/eskiler/2007/11/20071121-1.htm. Una sua versione in lingua inglese è presente nel sito Asia Pacific Energy Portal all’indirizzo: Link ↩︎
- L’iter di promulgazione della legge organica n. 5710 in materia di energia nucleare, infatti, raccolse non poche diffidenze: l’allora Presidente della Repubblica Abdullah Gül, che non condivideva molti dei passaggi di tale legge, assunse una posizione ostile e non mancò di esercitare il proprio potere di veto. Ciò comportò l’attuazione di una serie di modifiche da parte della TBMM in modo che, modificate le disposizioni contestate, la legge potesse entrare in vigore. Successivamente, insieme alle disposizioni contestate, 113 parlamentari decisero di presentare istanza alla Corte Costituzionale contro diverse disposizioni della Legge n. 5710/2007 colpevoli di violare i principi costituzionali di legalità, separazione dei poteri e certezza del diritto, attribuendo al governo un margine eccessivo di discrezionalità in un settore strategico. La Corte accolse parzialmente il ricorso, annullando specifiche disposizioni della legge, ma ne confermò l’impianto generale. In particolare, sono state dichiarate incostituzionali alcune parti dell’art. 7(2), relative ai meccanismi di finanziamento tramite il fondo İÇH (Işletmeden Çıkarma Hesabı – Fondo per lo Smantellamento delle Centrali Nucleari) e al possibile intervento del Tesoro, poiché la legge non definiva con sufficiente precisione l’entità e le condizioni degli impegni finanziari statali. La Corte ha ritenuto che tali elementi, incidendo direttamente sul bilancio pubblico, dovessero essere determinati dal legislatore e non demandati a decisioni amministrative. È stata inoltre annullata parte dell’articolo transitorio 1, che consentiva procedure negoziate troppo ampie nella fase iniziale di selezione dell’operatore, in contrasto con i principi di trasparenza e prevedibilità.
Al contrario, la Corte ha respinto le censure relative alla struttura complessiva della legge, riconoscendo la legittimità del modello Build–Own–Operate (BOO) e della partecipazione di imprese straniere. Secondo la Corte, la legge, pur con alcune lacune, forniva un quadro normativo sufficiente per orientare l’azione amministrativa e non violava la riserva di legge in materia energetica. Cfr. Anayasa Mahkemesi 2007/105 E., 2008/75 K consultabile presso: Link ↩︎ - Facendo riferimento alle fonte disponibili è opportuno ricordare che, di questi tredici consorzi, solo di quattro si ha una chiara traccia nelle fonti pubbliche; l’acquisizione ufficiale del dossier, infatti, risulta essere stata fatta da: AECL (Canada), Hochu (Giappone) Vinci (Francia), Suez-Tractbel (Belgio) nonché del consorzio russo-turco AtomStroyExport – InterRAO – Park Teknik risultante poi vincitore della gara prima che questa fosse annullata; delle altre contendenti che mostrarono interesse – tra cui figura anche il consorzio italiano Ansaldo-Eni, non essendovi una “lista ufficiale” la partecipazione alla gara è desunta dalle analisi di settore in cui figurano e da cui si deduce la loro manifestazione di interesse al progetto. Per approfondimenti si veda: Presidency of Republic of Türkiye – Investement and Finance Office, Four Firms Bid For Turkish Nuclear Power Plant Tender, 4 Aprile 2009 (consultabile al link: https://www.invest.gov.tr/en/news/news-from-turkey/pages/090420084446.aspx ); G. Jenkins, More Speed, Less Haste Results in Turkish Nuclear Tender Fiasco, in «TurkishNews.com» consultabile al link: https://www.turkishnews.com/en/content/2008/09/25/more-speed-less-haste-results-in-turkish-nuclear-tender-fiasco/ ↩︎
- L’offerta presentata dal consorzio AtomStroyExport – Inter RAO – Park Teknik nell’ambito della procedura TETAŞ del 24 settembre 2008 prevedeva la realizzazione di quattro unità VVER‑1200 mediante un modello finanziario a prevalente partecipazione russa, con obbligo per TETAŞ di stipulare un contratto di acquisto dell’energia a prezzo fisso indicizzato. La proposta, caratterizzata da un livello di prezzo ritenuto non conforme ai criteri di economicità e sostenibilità previsti dalla Legge n. 5710/2007, nonché dalla mancanza di concorrenza effettiva, fu tra gli elementi che condussero alla sospensione e al successivo annullamento della gara da parte del Consiglio di Stato nel 2009. World Nuclear Association, Nuclear Power in Turkey, 08 Dicembre 2025, https://world-nuclear.org/information-library/country-profiles/countries-t-z/turkey ↩︎
- Nell’ambito del contenzioso promosso contro la procedura di gara indetta da TETAŞ ai sensi della Legge n. 5710/2007 per la centrale nucleare di Akkuyu, il Consiglio di Stato – Danıştay – dispose, nel novembre 2009, la sospensione dell’esecuzione e successivamente l’annullamento della gara, rilevando l’illegittimità di diverse clausole del bando per violazione dei principi di legalità, concorrenza e trasparenza, nonché l’assenza di un’adeguata valutazione economica dell’unica offerta presentata. La decisione ha determinato l’obbligo per TETAŞ di conformarsi al giudicato amministrativo, conducendo alla cancellazione formale della procedura nel novembre 2009; cfr. “TETAŞ, Danıştay’a uydu ‘nükleer’i iptal etti”, in «Hürriyet», 21 Novembre 2009 https://www.hurriyet.com.tr/ekonomi/tetas-danistay-a-uydu-nukleer-i-iptal-etti-13003997 ↩︎
- Il testo integrale dell’accordo è consultabile in inglese al seguente indirizzo: https://akkuyu.com/upload/iga-en.pdf ↩︎
- In riferimento alla questione inerente gli equilibri del Mediterraneo Orientale, non sono pochi gli analisti che temono che, in forza dell’accordo per la realizzazione dell’impianto di Akkuyu, si possa garantire alla Russia un maggior spazio nel Mediterraneo Orientale; dal punto di vista turco, tuttavia, ciò non sarebbe da considerarsi un male visto che, potendo contare sull’appoggio russo, essa potrebbe rafforzare e legittimare il suo ruolo di potenza regionale e al contempo ridimensionare le derivanti, ad esempio, dalla costruzione del gasdotto EastMed che, patrocinato da Grecia, Repubblica di Cipro ed Israele, mina gli interessi della Repubblica di Turchia nel Mediterraneo Orientale. In particolar modo Israele che mira a divenire nuovo paese esportatore di gas, in seguito alla scoperta di un vasto giacimento di gas naturale ai confini con l’Iran, ha mostrato insofferenza verso il rafforzato legame realizzatosi fra Mosca ed Ankara; Russia and Turkey sign nuclear deal, in «Al Jazeera», 12 Maggio 2010 https://www.aljazeera.com/news/2010/5/12/russia-and-turkey-sign-nuclear-deal. Sulla posizione turca in ambito energetico e geopolitico nel Mediterraneo Orientale, si veda: S. Karbuz, The Eastern Mediterranean Gas: What, Why and How?, in Insight Turkey, vol. 21, n. 2, 2019, pp. 137-156; A. Stergiou, Energy Geopolitics and Turkey’s Assertive Posture in the Eastern Mediterranean, in Mediterranean Quarterly, vol. 32, n. 2, 2021, pp. 33-54; S. Ülgen, A Moment of Opportunity in the Eastern Mediterranean, in Carnegie Europe, 2020; I. O. Lesser, Turkey in a Changing Eastern Mediterranean, in German Marshall Fund, 2019; A. Aydıntaşbaş, The Eastern Mediterranean Crisis: Why Turkey Feels Besieged, in European Council on Foreign Relations, 2020. ↩︎
- Il testo integrale dell’accordo bilaterale siglato con il Giappone, che avrebbe dovuto vedere il coinvolgimento di importanti realtà industriali come Mitsubishi e Areva oltre che di importanti partner turchi, è consultabile in inglese dal sito del Ministero degli Esteri del Giappone al seguente indirizzo: https://www.mofa.go.jp/mofaj/files/000062959.pdf ↩︎
- Russian Rosatom eyes Sinop Nuclear Power Plant Project in Türkiye says Energy Minister, in «Turkish Today», 03 Marzo 2025, https://www.turkiyetoday.com/business/russian-rosatom-eyes-sinop-nuclear-power-plant-project-in-turkiye-says-energy-minister-126193/ ↩︎
- Enerji Bakani Bayraktar ücüncü nükleer santral için Cinle anlaşmaya yakiniz, in «Yesil Gazete», 15 Settembre 2023, https://yesilgazete.org/enerji-bakani-bayraktar-ucuncu-nukleer-santral-icin-cinle-anlasmaya-yakiniz/#google_vignette ↩︎
- Il Board of Governors di IAEA si compone di 13 membri designati (fissi, scelti dallo stesso Board), e 22 membri eletti, con mandati biennali, dalla Conference General. La Turchia, rientrando sempre nella seconda categoria, è stata eletta al Board 10 volte dalla Fondazione dell’Agenzia ad oggi. I mandati sono stati irregolari, tipicamente ogni 6–10 anni, in linea con la rotazione regionale del gruppo Middle East and South Asia (MESA). In: IAEA, The Board of Governors is one of the Two Policy-Making Bodies of the IAEA, Along the Annual General Conference of IAEA Member States, in: https://www.iaea.org/about/governance/board-of-governors ↩︎
- La Turchia aderisce a un ampio insieme di strumenti giuridici dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), che costituiscono l’ossatura del regime internazionale di sicurezza nucleare. Stando ai dati forniti dall’IAEA (https://www.iaea.org/resources/legal/country-factsheets) è parte della Convention on the Physical Protection of Nuclear Material (ratificata nel 1985) e del relativo Amendment (ratificato nel 2015) oltre che della Convention on Early Notification of a Nuclear Accident (ratificata nel 1991), della Convention on Assistance in the Case of a Nuclear Accident or Radiological Emergency (ratificata nel 1991), del Joint Protocol Relating to the Application of The Vienna Convention and the Paris Convention (ratificato nel 2007) della Convention on Nuclear Safety (ratificata nel 1995) e della Joint Convention on the Safety of Spent Fuel Management and on the Safety of Radioactive Waste Management (ratificata nel 2023). Per quel che concerne la non proliferazione nucleare in materia di armamenti, Ankara è parte del Nuclear Non‑Proliferation Treaty (ratificato nel 1981), del Comprehensive Safeguards Agreement (1981) e dell’Additional Protocol to the Agreement between the Government of the Republic of Turkey and International Atomic Energy Agency of Safeguards in Connection with the Treaty on the Non-Proliferation of Nuclear Weapons (firmato nel 2001). In materia di responsabilità civile sull’uso del nucleare invece è opportuno ricordare che la Repubblica di Turchia aderisce alla Convenzione di Parigi del 1960 (ratificata nel 1961), ma non aderisce alla Convenzione di Vienna del 1963 e a nessuno dei Protocolli o degli Emendamenti ad essa collegati (Protocol to Amendment the Vienna Convention on the Civil Liability for Nuclear Damage del 1997, the Convention on Supplementary Compensation for Nuclear Damage del 1997, Amendment to the Convention on the Supplementary Compensation for Nuclear Damage del 2026). Vale la pena di ricordare, infine, che, pur avendo aderito a suo tempo alla Convenzione di Parigi, la Turchia ha scelto di non aderire alla “Brussels Convention Supplementary to the Paris Convention on Third Party Liability in the Field of Nuclear Energy” del 1963 che introduce un meccanismo di indennizzo a tre livelli che, superata la prima fase coperta dalle polizze private, prevede la partecipazione finanziaria diretta degli Stati firmatari qualora si verifichino eventi catastrofici nel territorio di una delle parti contraenti. ↩︎
- Republic of Turkiye – Ministry of Foreign Affairs: Arms Control and Disarmament, https://www.mfa.gov.tr/arms-control-and-disarmament.en.mfa ↩︎
- Le motivazioni di una simile “incongruenza” di vedute è dettata dal fatto che la Turchia, in quanto membro della NATO, appoggia la teoria della deterrenza nucleare patrocinata dall’Alleanza atlantica; altro fattore determinante e la presenza, sulla base dell’accordo sul nuclear sharing, di circa 20 bombe nucleari B61 statunitensi sul proprio territorio. Dislocate presso la base militare di Incirlik, esse sono a disposizione dell’aeronautica turca che, in caso di necessità, è autorizzata ad impiegarle. ICAN – International Campaign to Abolish Nuclear Weapons, https://www.icanw.org/turkey ↩︎
- L’adesione al Joint Protocol Relating to the Application of the Vienna Convention and the Paris Convention del 1988 che, come detto nel testo, convoglia quanto disciplinato dalle due Convenzioni in un quadro giuridico integrato, è figlia di una visione pragmatica e unilaterale che permette alla Repubblica di Turchia di allineare il proprio regime di responsabilità nucleare principalmente a quanto espresso nella Convenzione di Parigi tralasciando quelle disposizioni più rigorose che, insite nella Convenzione di Vienna e degli strumenti ad essa connessa, prevedono limiti di responsabilità più elevati e obblighi più ampi per gli operatori nucleari. Per un approfondimento, si rimanda a: O. C. Artantas, Türkiye’s Nuclear Energy Aspirations: Policy, Challenges and Legal Trajectory, in: The Journal of World Energy, Law & Business, vol. 17, n. 3, June 2024, pp. 201-214. ↩︎
- La Costituzione turca del 1982, infatti, può essere inquadrata nella cosiddetta “fase nascente” del costituzionalismo ambientale visto che in essa le disposizioni poste a salvaguardia dell’ambiente, individuabili negli articoli 56, 168 e 169, rispettivamente volti alla salvaguardia dell’ambiente, alla gestione delle risorse naturali e alla salvaguardia delle foreste, sembrano rispondere ancora a quella logica per cui la tutela dell’ambiente sembra essere subordinata allo «sviluppo economico e sociale del Paese». Per approfondimenti, si veda: D. Amirante, Costituzionalismo ambientale. Atlante giuridico per l’Antropocene, il Mulino, Bologna, 2022, pp. 95-96. ↩︎
- Redatta per il perseguimento dell’obiettivo di aumentare fino 30% la quota di elettricità rinnovabile entro il 2030, la legge 5346 del 2005 si rivolge alla gestione delle fonti rinnovabili “classiche”, energia eolica, solare, idroelettrica, biomassa e biogas, geotermia. Nell’impianto di tale norma sono incluse regole per la protezione delle aree destinate alle rinnovabili, che vietano la preparazione di piani di sviluppo che possano danneggiare e le aree destinate a tali energie, e le disposizioni inerenti la certificazione dell’energia prodotta da tali fonti (RES Certificate) atta a identificare tale energia sia sul mercato interno che internazionale. Molto importanti per il perseguimento degli obiettivi dichiarati sono inoltre i vantaggi in essa dichiarati come le tariffe incentivanti (feed-in tariffs) per gli impianti rinnovabili, i bonus aggiuntivi per i componenti prodotti in Turchia e le agevolazioni fiscali e le semplificazioni autorizzative in tale campo. In Climate Changes Laws of the World, Act. No 5346 on Utilization of Renewable Energy Sources for the Purposes of Generating Electrical Energy Renewable Energy Law, https://climate-laws.org/document/act-no-5346-on-utilization-of-renewable-energy-sources-for-the-purposes-of-generating-electrical-energy-renewable-energy-law_acaa ↩︎
- Indirizzate ai principali settori produttivi e dell’intera filiera energetica quali; produzione, trasmissione distribuzione e consumo di energia, impianti industriali, edifici pubblici e privati, impianti di generazione elettrica reti di trasmissione e distribuzione, trasporti, agricoltura e servizi, le disposizioni della legge 5647 del 2007, prevedono una serie di strumenti per il perseguimento degli obiettivi da essa preposti; tra essi si annoverano: l’individuazione di standard minimi di efficienza per edifici ed impianti, degli audit energetici obbligatori per industrie e grandi edifici, incentivi per favorire l’utilizzo di tecnologie efficienti e rinnovabili, la promozione di programmi di formazione e sensibilizzazione pubblica, la promozione dell’efficienza dei trasporti, e il supporto a progetti per il risparmio energetico nelle imprese. È inoltre prevista una struttura istituzionale composta da un Energy Coordination Board (Enerji Koordinasyon Kurulu) , composto da 16 membri provenienti dai diversi Ministeri, col compito di definire le politiche e le strategie nazionali in materia di efficienza energetica e l’approvazione di programmi e progetti. Al Board si affiancano inoltre una Direzione Generale dell’Energia Sostenibile e una Direzione Generale delle Energie Rinnovabili incaricate di attuare le politiche definite dal Board. Mevzuat Bilgi Sistemi, Enerji Verimliliği Kanunu, https://www.mevzuat.gov.tr/MevzuatMetin/1.5.5627.pdf; UN Environment Programme, Energy Efficiency Law n. 5627, https://leap.unep.org/en/countries/tr/national-legislation/energy-efficiency-law-no-5627. ↩︎
- Resmi Gazete, Elektrik Piyasası Kanunu n. 6446, 2013, testo completo consultabile all’indirizzo: https://www.resmigazete.gov.tr/eskiler/2013/03/20130330-14.htm ↩︎
- Il prezzo garantito di 12, 3 cent$ per Kwh per 15 anni previsto per l’energia prodotta dall’impianto nucleare di Akkuyu è pienamente conforme con i dettami tariffari previsti dalla legge 6446 del 2013. ↩︎
- Nuclear Regulation Law, Law N. 7381, Published on Official Gazette n. 31772, March 8 2022, Link ↩︎
- La Nuclear Regulatory Authority (NDK) è l’autorità di regolamentazione indipendente della Turchia, istituita dalla Nuclear Regulation Law n. 7381 (2022), competente per la sicurezza nucleare, la radioprotezione, la sicurezza fisica, le salvaguardie e il controllo delle attività che coinvolgono energia nucleare e radiazioni ionizzanti. L’NDK rilascia autorizzazioni per tutte le fasi del ciclo di vita degli impianti nucleari – dalla scelta del sito alla costruzione, messa in servizio, esercizio e disattivazione – e disciplina anche il trasporto, l’import/export di materiali nucleari, la gestione dei rifiuti radioattivi e il monitoraggio radiologico ambientale. Cfr. OECD Nuclear Energy Agency (NEA), Nuclear Legislation in OECD and NEA Countries: Regulatory and Institutional Framework for Nuclear Activities – Türkiye, Paris, OECD‑NEA, 2025. Disponibile online https://cms.oecd-nea.org/upload/docs/application/pdf/2025-02/2025_turkiye_en.pdf ↩︎
- L’NDK dispone di poteri ispettivi particolarmente estesi, che includono la possibilità di effettuare verifiche programmate e non annunciate, accedere senza restrizioni a impianti, documentazione tecnica e registri operativi, richiedere prove, test e misurazioni supplementari, nonché imporre misure correttive immediate. Tali prerogative consentono all’Autorità di esercitare un controllo continuo sull’intero ciclo di vita degli impianti e delle installazioni nucleari. Cfr. OECD Nuclear Energy Agency (NEA), Nuclear Legislation in OECD and NEA Countries: op. cit., pp. 19-21. ↩︎
- Stando ai rapporti diramati da Greenpeace nel 2011, infatti, si registra che il 64% della popolazione intervistata si è dichiarata contraria alla costruzione di impianti nucleari mentre solo il 34% del campione ha considerato rischiosa la produzione di energia derivante da fonti nucleari; diversi i dati rilevati dall’agenzia IPSOS che in seguito ad un sondaggio lanciato sempre nel 2011 registra come sull’intero campione di intervistati, l’80% si dichiari contrario all’impegno dello Stato nella costruzione di impianti nucleari. Cfr. B. Akbulut, F. Adaman, M. Arsel, The Radioactive Inertia: Deciphering Turkey’s Anti-Nuclear Movement in B. Akbulut, F. Adaman, M. Arsel, (eds.) Neoliberal Turkey and its Discontents: Economic Policy and the Environment under Erdoğan, op. cit., spec. pp. 175-176. ↩︎
- È opportuno ricordare, infatti, che diversi studi epidemiologici condotti nella regione turca del Mar Nero hanno evidenziato un incremento significativo delle patologie oncologiche dopo il fallout di Chernobyl. Un’analisi retrospettiva condotta nelle province di Rize e Trabzon ha rilevato un aumento del carcinoma tiroideo del 42% tra il 1986 e il 2004, insieme a una maggiore prevalenza di noduli tiroidei e tiroiditi nelle coorti esposte. In ricerche più recenti, inoltre, si evidenzia la persistenza di radionuclidi artificiali (in particolare Cesio‑137) nei suoli della costa orientale del Mar Nero e sia richiama l’attenzione sugli effetti sanitari osservati negli anni immediatamente successivi all’incidente. Per approfondimenti si veda: S. Baydur et al., “Distribution of Thyroid Cancer in the Eastern Part of Turkey 27 Years After the Chernobyl Accident”, in World Journal of Oncology, vol. 4, no. 6, 2013, Elmer Press, Toronto, pp. 268–272; S. Uzun Duran, Current state of natural and artificial radiation in the Eastern Black Sea Coast of Türkiye (Trabzon–Rize–Artvin) 38 years after Chernobyl, in Journal of Radioanalytical and Nuclear Chemistry, vol. 334, n. 3, Cham, Springer Nature, 2025, pp. 2417–2434. ↩︎
- La totalità di queste accuse sono state più volte espresse da Pınar Demircan, coordinatrice di Nukleersiz.org e autrice del capitolo Authoritarian Neoliberalism and Resistance of the Antinuclear Movement in Turkey, presente nel libro Authoritarianism and Civil Society in Asia, di A. Spikes, A. Ogawa (a cura di), Routledge, London, 2022. La Demircan, inoltre, non ha mancato di definire, in un articolo pubblicato su Nuclear Transparency Watch, come lo sviluppo del progetto dell’impianto di Akkuyu, che il governo utilizza come simbolo di sviluppo nazionale ignorando crisi e contestazioni, sia avvenuto con scarsa trasparenza, con un limitato coinvolgimento della società civile e ponendo ostacoli all’accesso della giustizia. Per una lettura approfondita, si veda: P. Demircan, Nuclear Transparency Under Threat in Turkey, in «Nuclear Transparency Watch», 21 Dicembre 2017, https://www.nuclear-transparency-watch.eu/a-la-une/nuclear-transparency-under-threat-in-turkey-by-pinar-demircan.html ↩︎
- Vale la pena di ricordare che non solo la realizzazione dell’impianto di Akkuyu fu oggetto di protesta; non meno dure furono, infatti, le manifestazioni di dissenso che interessarono il tentativo di realizzazione della centrale di Sinop. All’indomani del perfezionamento dell’accordo turco-giapponese, infatti, si registrò una mobilitazione particolarmente intensa che, guidata da associazioni come la Sinop Nükleer Karşıtı Platformu, la Yeşil Düşünce Derneği, l’Ekoloji Kolektifi Derneği e altri gruppi locali, si declinò nella realizzazione di importanti manifestazioni di massa, oltre che nell’attuazione di campagne di sensibilizzazione e ricorsi contro la valutazione di impatto ambientale. ↩︎
- Col concetto di “autoritarismo competitivo” si intendedescrivere quei regimi in cui le istituzioni democratiche formali – elezioni, parlamenti, tribunali, media – esistono e strutturano la competizione politica, ma sono sistematicamente manipolate dal potere esecutivo, che utilizza risorse statali, controllo mediatico, pressioni giudiziarie e restrizioni selettive per mantenere un vantaggio strutturale sugli oppositori. In tali sistemi, la competizione non è abolita, ma profondamente asimmetrica, e le elezioni, pur essendo reali, non soddisfano pienamente gli standard democratici. Per approfondimenti si veda:S. Levitsky, L. A. Way, Competitive Authoritarianism: Hybrid Regimes after the Cold War, Cambridge University Press, Cambridge, 2010. ↩︎
- Per un approfondimento si veda: B. Akbulut, F. Adaman, M. Arsel, The Radioactive Inertia: Deciphering Turkey’s Anti-Nuclear Movement, in B. Akbulut, F. Adaman, M. Arsel, (eds.) Neoliberal Turkey and its Discontents: Economic Policy and the Environment under Erdoğan, op. cit., pp. 175-190. ↩︎
- In tale filone si inserisce, ad esempio, la disamina fattane dal Prof. Erol Kam dell’Istanbul Technical University. Nel definire l’impianto di Akkuyu come “un’accademia”, il Prof. Kam sostiene che la realizzazione dello stesso porterà, in base agli accordi siglati con ROSATOM, alla formazione di ingegneri locali che saranno a loro volta in grado di formare professionalità in grado di contribuire al rilancio degli impianti fratelli. Per un’accurata analisi delle dichiarazioni dei Professore, si faccia riferimento al seguente editoriale: Türkiye Moves Closer to Shaping Rules in Nuclear Sector, Expert, in «Daily Sabah», 15 Gennaio 2026. ↩︎
- Erdoğan Warns of Energy Dependence Risks, Touts Self-Sufficiency Goal, in «Daily Sabah», 06 Ottobre 2025. ↩︎
- Nesso desumibile dalle dichiarazioni rilasciate a margine di questo forum dal Presidente Erdoğan in cui ha affermato che: “la vita senza elettricità è oggi impensabile non solo nella città ma anche nei più remoti villaggi” e che “energia e sicurezza dell’approvvigionamento sono diventate le questioni più strategiche per l’umanità”. Cfr. Erdoğan Warns of Energy Dependence Risks, Touts Self-Sufficiency Goal, in «Daily Sabah», op. cit. ↩︎
- Definizione del Global Energy Monitor (GEM) tratta da: Türkiye Says May Work Jointly with U. S., South Korea for 2 Nuclear Plant, in «Daily Sabah», 3 Ottobre 2025. ↩︎
- Si fa riferimento ai 31 Paesi al mondo che gestiscono centrali nucleari e che nel 2025 vedono operare 411 reattori per una produzione di energia stimata di 371 GW pari al 9% dell’energia elettrica prodotta globalmente. Cfr. G. N. Ataman, From Akkuyu to Innovation: Turkiye’s Journey in Nuclear Energy, in «Daily Sabah», 23 Ottobre 2025. ↩︎
- Turkiye Esperts “Game Changing” 2026 For Energy, in «Daily Sabah», 26 Dicembre 2025. ↩︎
- Si fa riferimento alla scelta, operata dall’azienda privata Baykar, operante nel settore della difesa, e del suo CEO Selçuk Bayraktar, di battezzare il suo primo reattore modulare (TMRS- Türkiye Modüler Reaktör Sistemleri) col nome di Tomris, in onore della regina dei Massageti che nel VI secolo a. C. sconfisse e uccise Ciro il Grande. Nome diffuso in Turchia ed in Asia Centrale, deve la sua fama ad Erodoto che ne narrò le gesta. Cfr. M. Aslan, Selçuk Bayraktar, Reaktör Projesinin Ismini Ilk Kez Duyurdu: Tomris! in «Savunma Hatti», 13 Dicembre 2025. ↩︎
- Türkiye Launches Initiative to Develop Indigenous Nuclear Reactors, in «Daily Sabah», 14 Settembre 2025. ↩︎
- G. N. Ataman, From Akkuyu to Innovation, op. cit. ↩︎
- NBP – Nuclear Business Platform, Top 5 Reasons Why Türkiye Has the Potential to Become a Nuclear Experts Hub, 19 Febbraio 2025, consultabile presso: https://www.nuclearbusiness-platform.com/media/insights/turkiye-nuclear-expertise-hub ↩︎
- Türkiye Moves Closer to Shaping Rules in Nuclear Sector, op. cit. ↩︎