Il nucleare sostenibile in Italia e la nuova “parabola” del mix energetico. Il contributo della comparazione giuridica

Con l’approvazione definitiva del Senato, tenutasi il 23 settembre 20261, il disegno di legge delega per il ritorno al nucleare (sostenibile) ha completato l’iter parlamentare ed è diventata legge dello Stato italiano. Si tratta, in sostanza, della legge n. 169 del 29 settembre 2026, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 227 del 30 settembre 2026.

Secondo la nuova legge delega, nel rispetto degli obblighi europei e internazionali e nel quadro delle politiche europee indirizzate al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2050, il Governo italiano è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi recanti la disciplina per la produzione di energia da fonte nucleare sostenibile sul territorio nazionale, anche ai fini della produzione di idrogeno, la disattivazione e lo smantellamento degli impianti esistenti, la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito, la ricerca, lo sviluppo e l’utilizzo dell’energia da fusione, nonché la riorganizzazione delle competenze e delle funzioni in materia, anche mediante riordino e modificazioni della normativa vigente.

Come si è avuto modo di anticipare in altre occasioni, la Relazione illustrativa che ha accompagnato il Disegno di legge sul nucleare sostenibile riconosce, a chiare lettere, che la politica energetica costituisce uno degli assi strategici delle politiche volte ad assicurare l’approvvigionamento, lo sviluppo economico, la sovranità nazionale e l’indipendenza del paese; in questa direzione, l’elemento di maggiore novità è oggi costituito dalla circostanza che l’energia nucleare rappresenti la fonte più pulita dal punto di vista delle emissioni climalteranti (si veda il riferimento alla normativa europea sulla tassonomia green), garantendo un flusso energetico “stabile e programmabile, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche, ad integrazione delle rinnovabili non programmabili”.

Il testo della legge, con i suoi quattro articoli, prevede l’elaborazione di un Programma nazionale finalizzato allo sviluppo della produzione e dell’utilizzo di energia da fonte nucleare sostenibile e da fusione; nonché la definizione della disciplina relativa alla sperimentazione, localizzazione, costruzione, installazione ed esercizio di nuovi impianti di produzione. Tra le novità di rilievo si richiama anche l’istituzione di un’Autorità indipendente per la sicurezza nucleare, cui spetta la validazione e la sorveglianza relativamente al rispetto della disciplina tecnica in materia di sicurezza secondo le migliori prassi europee e internazionali.

In questa cornice assume un significato straordinario l’esigenza di riconoscere al mix energetico una nuova centralità, come “parabola” per assicurare nuova armonia ed equilibrio nella transizione energetica. All’attuale mix (fossili, gas, rinnovabili e altro) va dunque sostituito un nuovo mix energetico nazionale, che possa prevedere, tra l’altro, anche lo sviluppo di una fonte low-carbon programmabile e continua quale il nucleare sostenibile. Ed invero, secondo le ipotesi di scenario inserite del PNIEC, un mix equilibrato di rinnovabili, nucleare e gas (con quest’ultimo che deve essere dotato di sistemi di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica per ridurne le emissioni, la cosiddetta CCS – Carbon Capture and Storage) può consentire di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione al 2050, in particolare con una quota ottimale di produzione da fonte nucleare che copre tra l’11% e il 22% della richiesta di energia elettrica (ovvero tra gli 8 e i 16 GW di capacità nucleare installata). L’evoluzione tecnologica nel campo della ricerca nucleare, che ha condotto alla realizzazione di un “nucleare di terza generazione avanzata” e, si confida, a breve, di “quarta generazione”, intende promuovere sicurezza ed efficienza puntando sui piccoli reattori modulari e sui quali è in atto un impegno europeo e mondiale per avviarne la commercializzazione già nei primi anni 2030.

Tuttavia il “rilancio nucleare” in Italia dovrà necessariamente superare un vero e proprio “test di sostenibilità” e scongiurare le preoccupazioni dei cittadini ancorate alle nuove e “rafforzate” esigenze di tutela costituzionale dell’ambiente. In questa prospettiva va ricercata la compatibilità della legge delega sul nucleare sostenibile con il rinnovato art. 9 della Costituzione, nella parte in cui si è aggiunta la tutela dell’ambiente, della biodiversità e dell’ecosistema, anche nell’interesse delle generazioni future.

A nostro avviso il “vero” rilancio dell’energia nucleare in Italia non può più prescindere da una rinnovata attuazione delle politiche di sostenibilità energetica e da una “governance della sicurezza”, ma anche dall’affermazione di un modello condiviso (si veda l’esperienza francese) di “democrazia nucleare” che implichi necessariamente processi di trasparenza, informazione e partecipazione dei cittadini ai processi decisionali in materia elettronucleare. 

L’esperienza comparativa, che, in alcuni contesti, richiama l’applicazione dei valori costituzionali insiti nel principio dell’informazione e della partecipazione ambientale, può costituire un modello interessante per il “caso” italiano che, come è noto, si appresta a iniziare una nuova stagione nucleare e a dirimere anche il caso (annoso) della localizzazione del sito unico nazionale delle scorie nucleari.

L’analisi del quadro giuridico, pertanto, a partire dalla ricerca, in via generale, di un’autonomia scientifica dello stesso diritto dell’energia, risulta basilare per comprendere le dinamiche autorizzatorie, le procedure, le competenze e i controlli legati alla produzione di energia nucleare, nonché, dal punto di vista sociologico e culturale, per orientare e garantire una concreta “educazione energetica” nell’ambito del rapporto tra “energia nucleare e democrazia, conciliando, nell’ottica di un equo bilanciamento, i dati tecnici e risultati scientifici della ricerca in campo nucleare con le stesse esigenze di funzionamento della democrazia. Non è un caso che l’importanza di un percorso di formazione, informazione e comunicazione in materia di energia nucleare sostenibile sia stata oggetto di una importante campagna informativa avviata proprio dal Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica dal titolo “Da Fermi al futuro”: un interessante percorso articolato in un ciclo di incontri organizzato insieme a Unioncamere e dedicato alle prospettive e alle opportunità del nuovo nucleare sostenibile.

A questi temi, e in particolare a quelli più strettamente giuridici, è stata dedicata la prima “Giornata di studi” dal titolo Transizione Energetica e Sostenibilità: il Diritto dell’energia nucleare nella comparazione giuridica, promossa nell’ambito del Dottorato di Ricerca in Ambiente, Diritto comparato e Transizioni, all’Università degli studi della Campania “L. Vanvitelli” (tenutasi il 26 gennaio 2026 a Caserta presso il Dipartimento di Scienze Politiche) e che ha visto studiosi e ricercatori confrontarsi sul futuro delle politiche energetiche del nostro paese. Lo studio ha favorito la costituzione di un osservatorio giuridico itinerante che si propone di analizzare le esperienze giuridiche di alcuni paesi europei ed extraeuropei e, nel contempo, approfondire il contributo di siffatti ordinamenti allo sviluppo dell’energia nucleare e del mix energetico sostenibile.

Ci si interroga, infatti, sulle peculiarità delle diverse esperienze europee anche in considerazione del fatto che il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), in particolare l’art. 194, stabilisca che la politica energetica sia una competenza concorrente, bilanciando l’azione UE con la sovranità nazionale. Gli Stati membri dell’UE, infatti, mantengono il diritto di determinare le proprie fonti energetiche, la struttura dell’approvvigionamento e le condizioni di utilizzo (art. 194, par. 2), pur rispettando il mercato interno e i principi di solidarietà. In altri termini gli Stati membri mantengono la piena discrezionalità sulla scelta del proprio mix energetico, inclusa l’adozione dell’energia nucleare, sebbene le politiche climatiche (tassonomia verde, Net-Zero Industry Act) stiano orientando le scelte verso la decarbonizzazione. Dal momento che diversi paesi dell’UE hanno scelto di affidarsi all’energia nucleare, questa continuerà a svolgere un ruolo importante nel sistema energetico diversificato dell’UE. La centralità del tema ha assunto un significato maggiore con il summit internazionale per il rilancio del nucleare civile tenutosi a Parigi nel marzo 2026 in cui si è richiamata la scelta nucleare come opzione da sostenere per contenere i prezzi ed evitare la dipendenza energetica.

In questa cornice, l’attuale geografia europea, pertanto, consegna una mappa diversificata dell’opzione nucleare, sia dal punto di vista propriamente giuridico che strettamente tecnologico, con la presenza di esperienze distinte e distanti tra loro, che risentono dei fattori politici, culturali e sociologici propri del tessuto territoriale di riferimento.

I contributi raccolti e pubblicati in questa sezione sono, pertanto, strettamente dedicati ai modelli e alle peculiarità dei principali ordinamenti europei; si pensi alle esperienze modello di Germania, Francia e Belgio, ma anche di altri ordinamenti statali meritevoli di approfondimento come Paesi Bassi, Svizzera, Austria, Ungheria, Slovenia, Romania e Turchia.

Le ragioni di questo primo studio comparativo sono giustificate da scopi conoscitivi (e teorici), ma soprattutto applicativi (ed empirici). Consapevoli della complessità e del tecnicismo che accompagnano l’evoluzione della materia, questa ricerca sul diritto dell’energia nucleare mira a comprendere le somiglianze, ma, in particolare, le differenze tra i diversi modelli e i sistemi energetici europei; con l’intento di migliorare la conoscenza del diritto e favorire politiche di sostenibilità e di transizione energetica nel prossimo futuro.

  1. Il 23 settembre 2026 il Senato della Repubblica ha approvato definitivamente, con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astensioni, il disegno di legge n. 1924 recante la Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile, già approvato dalla Camera dei deputati. ↩︎