Ecologia integrale e “Costituzionalismo ambientale”. Brevi riflessioni sul pensiero di Giorgio La Pira e di Papa Francesco
Abstract
Il contributo si propone di indagare il rapporto tra persona e ambiente, ovvero tra Ecologia integrale e il costituzionalismo ambientale, ripercorrendo il pensiero di Papa Francesco, padre dell’Enciclica sulla cura della Casa Comune, e analizzando il contributo di Giorgio La Pira, costituente, architetto del bene comune e pioniere di una tutela integrale della persona umana.
Parole chiave
- Ecologia integrale
- costituzionalismo ambientale
- Giorgio La Pira
- Papa Francesco
- persona e ambiente
1. Persona e ambiente nell’Antropocene nel pensiero di Giorgio La Pira e di Papa Francesco.
Il tempo che stiamo vivendo è un “tempo di transizione”, oltre il quale vi è, senza altra possibilità, la “conversione ecologica” oppure la “catastrofe”1. Viviano in un momento storico in cui l’opera dell’uomo ha profondamente ridisegnato e influenzato le sorti del pianeta.
L’essere umano, con le sue attività è riuscito, e riesce ancora oggi, a incidere su processi geologici con modifiche territoriali, strutturali, ambientali e climatiche; si tratta, infatti, dell’era geologica ben nota come Antropocene, quella che viene considerata secondo alcuni studi2 una nuova epoca per la Terra, una sfida per l’umanità. L’era dell’Antropocene3 è stata accompagnata da un aumento esponenziale della popolazione, abbinato alla rapidità dei progressi tecnologici e al potenziamento della capacità umana di trasformare l’ambiente, a cui si collegano fenomeni come la riduzione delle foreste e l’espansione delle terre coltivate, la perdita di biodiversità, l’aumento dell’inquinamento, lo sfruttamento delle risorse minerarie, la perdita di integrità degli ecosistemi, l’emergenza e il cambiamento climatico4.
Nel descrivere questa fase della storia dell’uomo sulla terra, Papa Francesco ha utilizzato il termine rapidizzazione (dallo spagnolo rapidacion)5, per sottolineare l’accelerazione dei processi che hanno portato al degrado ambientale prodotto dalle aggressioni minacciose dell’uomo alla natura e causate da un eccesso di antropocentrismo6.
La visione antropologica dell’ambiente, per cui l’uomo domina la natura, è stata considerata, secondo alcuni studi, all’origine della attuale crisi ecologica mondiale7. Secondo lo storico L. White le comunità umane, fino a quando sono state animiste e politeiste, hanno osservato la natura circostante con meraviglia e rispetto, associando alle risorse naturali (alle sorgenti, ai boschi, ai raccolti, ecc.) delle divinità da lodare e ringraziare per i doni frutto dei cicli naturali. L’avvento della religione giudaica, e poi cristiana, ha affermato l’esistenza di un unico Dio creatore, che attribuisce all’uomo una posizione di dominus sulla natura. Secondo gli storici White e Toynbee, il Libro della Genesi viene indicato come una “concessione” illimitata accordata da Dio all’uomo di dominare sui beni della Creazione8. Questa interpretazione non trova riscontro nella Bibbia, né negli scritti cristiani posteriori9. Alla critica fondata sulla visione dell’uomo come dominatore assoluto del pianeta, la chiesa cattolica – dopo il Concilio Vaticano II – ha reagito con una presa di coscienza che ha portato all’affermazione di quella nuova e più vera interpretazione ecologica dei testi biblici che descrivono l’uomo non più come dominus della Creazione, ma come autentico collaboratore e custode del “giardino di Dio”.
Nella prima metà degli anni Sessanta del Novecento vennero contemporaneamente a maturazione due processi culturali e politici di rilevanza globale: un profondo rinnovamento della Chiesa cattolica e il progressivo emergere della problematica ambientale a livello globale. Come si ricorderà nel capitolo IV dell’Enciclica Caritas in Veritate10, intitolato “Sviluppo dei popoli, diritti e doveri, ambiente”, il Papa Benedetto XVI pone l’accento sulla tutela dell’ambiente partendo dal nuovo concetto di sviluppo sostenibile fino a giungere alla solidarietà universale, considerata, nel terzo millennio, come una responsabilità e un dovere di tutti gli uomini. In questa prospettiva non si può oggi negare che un contributo notevole alla rivoluzione ecologica mondiale in atto, sia pervenuto proprio dalla Chiesa cattolica ed in particolare dalla straordinaria Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco11. In questo documento, il Capo della Chiesa cattolica, ispirato anche dai dialoghi con il Patriarca “verde” Bartolomeo I (Capo della chiesa Ortodossa), si è fatto portavoce ed interprete di un processo nuovo, finalizzato alla edificazione di una dimensione ecologica integrale della condotta umana, nella consapevolezza che tutti gli esseri viventi, credenti e non credenti, devono contribuire oggi alla “custodia” della Casa Comune.
La rilettura – in chiave ecologica – di alcuni scritti del costituente e giurista Giorgio La Pira sembra confermare come il giurista cattolico abbia anticipato la ratio sottesa al concetto giuridico e politico di sviluppo sostenibile e rappresentato un precursore (e un fautore) dell’ecologia integrale grazie ad una costante simbiosi tra fede e tutela ambientale12.
In un “tempo” di particolare crisi ecologica a livello globale, la rilettura di alcuni scritti di Giorgio La Pira – a 120 anni dalla nascita del grande giurista cattolico e nel tempo in cui si celebra il decimo anniversario dell’Enciclica “Laudato Si’” di Papa Francesco – ci spinge ad una riflessione attenta su quella che possiamo definire come la “vocazione ecologica” di uno dei padri costituenti considerato come un “architetto” del bene comune e della tutela integrale della persona umana.
Come si ricorderà, il giurista siciliano è stato il più grande ispiratore dell’articolo 2 della Costituzione sino ad essere celebrato come il precursore della tutela della persona umana e dei diritti sociali, auspicando, sin dalla sua prima stagione politica, l’edificazione di un sistema integrale dei diritti della persona. Nella sua relazione introduttiva del 9 settembre 1946 – in seno alla Prima sottocommissione (di cui era membro) – ebbe modo di precisare che «la libertà è ordinata per natura e deve servire per elezione al bene supremo e personale di ciascuno ed a quello comune, solidale e fraterno di tutti. La libertà è, perciò, fondamento di responsabilità». Ritorna così attuale l’insegnamento di Giorgio La Pira13 secondo cui lo sviluppo della persona umana implica il riconoscimento non solo dei diritti di libertà individuali, ma anche dei diritti sociali, come il diritto ad una vita salubre e il diritto all’ambiente. Secondo la visione cattolica, ai diritti devono affiancarsi i doveri “inderogabili di solidarietà politica economica e sociale” intesi come espressione della solidarietà tra le generazioni e della sostenibilità ambientale (art. 2 della Costituzione italiana).
Sono proprio i doveri che delimitano lo spazio dei diritti, proponendo la loro difesa e promozione, come un impegno da assumere a servizio del bene comune14.
2. Il contributo di La Pira al costituzionalismo ambientale (integrale)
In questo quadro, Amirante, nel suo “atlante giuridico per l’Antropocene”15, ha dimostrato la diffusione costante del costituzionalismo ambientale nel mondo utilizzando proprio un approccio comparativo che mette sicuramente in evidenza le peculiarità delle diverse Carte costituzionali (156 Costituzioni su 193 paesi ONU oggi tutelano l’ambiente). In questo quadro, il fenomeno della c.d. “costituzionalizzazione” della tutela dell’ambiente, della biodiversità e – in alcuni casi anche del principio della lotta ai cambiamenti climatici o della protezione e/o sicurezza climatica – rappresentano una particolare declinazione del costituzionalismo ambientale contemporaneo16, rinvenibile in non pochi testi costituzionali di ultima generazione17.
Rileggendo gli atti dell’Assemblea costituente, si noterà che, accanto al contributo del costituente Concetto Marchesi, considerato insieme ad Aldo Moro, il padre dell’art. 9 della Costituzione18, emerge pure il pensiero di Giorgio La Pira ritenuto altrettanto decisivo nel porre al centro del dibattito i fondamenti di una tutela “integrale” della persona umana, secondo cui il valore della persona non può più prescindere dalla tutela del Creato e dalle risorse ambientali (da intendere come Casa comune).
Come è noto, l’attuale sistema costituzionale, così come novellato dalla modifica agli artt. 9 e 41 Cost., ha definitivamente consolidato l’acquis giurisprudenziale maturato dalla Consulta nel corso degli anni19, e ha riconosciuto alla Repubblica il compito di tutelare l’ambiente, gli ecosistemi, la biodiversità, nonché gli animali “anche nell’interesse delle future generazioni”, estendendo così il concetto di sostenibilità al tema della salvaguardia ecologica. La riforma in parola ha apportato, inoltre, una significativa modifica nell’ambito della Costituzione economica, individuando l’ambiente sia come limite che come finalità verso cui indirizzare l’attività pubblica e privata.
Sulla scorta di questo fondamentale passo in avanti condotto dal Legislatore costituzionale (sotto il profilo giuridico e valoriale), doveroso è il rinvio al pensiero di La Pira20 secondo cui lo sviluppo della persona umana implica il riconoscimento non solo dei diritti di libertà del singolo, ma anche dei diritti sociali, tra cui il diritto ad una vita salubre e il diritto all’ambiente, inteso in senso più ampio, come sviluppo equilibrato e sostenibile, rispettoso del Creato e delle risorse naturali.
Secondo la visione cattolica – di cui La Pira è interprete – ai diritti inviolabili devono affiancarsi i doveri «inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale»intesi come espressione della solidarietà tra le generazioni e della sostenibilità ambientale (art. 2 della Costituzione italiana). Sono proprio i doveri che delimitano lo spazio dei diritti, proponendo la loro difesa e promozione, come un impegno da assumere a servizio del bene comune.
La testimonianza preziosa di La Pira si configura, dunque, come “esemplare” e “profetica”, in quanto il tema dell’ecologia inteso come stile di vita, ma anche come fine sociale della persona umana e dello Stato democratico, risulta essere stato una costante del suo modus operandi di uomo, di giurista, di politico e di diplomatico21. Il suo interesse “pionieristico” per la tutela dell’ambiente e per le risorse naturali del Creato appare a chiare lettere anche per aver ispirato Gianfranco Merli22 (fondatore del Movimento azzurro) e per aver condiviso con lui la “vocazione ecologica” necessaria ad affrontare, per la prima volta, i problemi dell’inquinamento ambientale e delle risorse naturali in Italia. Questa dimensione olistica e integrale della tutela ambientale, che ha portato La Pira ad essere definito come l’Ambientalista dei Sì23, emerge nello studio del fenomeno relativo all’inquinamento delle acque, di cui è totalmente permeata la stesura della L. n. 319/1976 sulle acque, scritta e proposta dallo stesso Merli.
È questa l’eredità più grande che ha lasciato nel settore della tutela ambientale il giurista cattolico, che possiamo definire come uno dei precursori24 dell’ecologia integrale, ovvero l’iniziatore di un nuovo modo di concepire la relazione tra “persona e ambiente”, e che oggi non solo trova consacrazione nell’Enciclica “Laudato Si’” sulla cura della Casa Comune, ma può anche ricavarsi dal combinato disposto degli artt. 2 e 9 Cost., dal momento che tanto il principio personalista, quanto quello solidaristico plasmano la tutela ambientale orientandola verso un rapporto di stretta interconnessione tra uomo e natura.
La relazione tra tutela integrale della persona umana e ambiente si ricava anche nella recente sentenza della Corte costituzionale n. 105 del 2024 nella parte in cui si è statuito che la legge costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1 («Modifiche agli articoli 9 e 41 della Costituzione in materia di tutela dell’ambiente») ha attribuito espresso rilievo costituzionale alla tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni (art. 9, terzo comma, Cost.) e ha inserito tra i limiti alla libertà di iniziativa economica menzionati nell’art. 41, secondo comma, Cost., le ragioni di tutela dell’ambiente, oltre che della salute umana.
Invero, già da epoca anteriore alla riforma dell’art. 117, secondo comma, Cost. – la cui lettera s) affida alla competenza legislativa esclusiva dello Stato la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi, facendone per la prima volta oggetto di menzione espressa nel testo costituzionale – la Corte costituzionale aveva riconosciuto l’esistenza di un «diritto fondamentale della persona ed interesse fondamentale della collettività» alla salvaguardia dell’ambiente, precisando che esso «comprende la conservazione, la razionale gestione ed il miglioramento delle condizioni naturali (aria, acque, suolo e territorio in tutte le sue componenti), la esistenza e la preservazione dei patrimoni genetici terrestri e marini, di tutte le specie animali e vegetali che in esso vivono allo stato naturale», intesi tutti quali «valori che in sostanza la Costituzione prevede e garantisce (artt. 9 e 32 Cost.)»25.
La riforma del 2022 consacra direttamente nel testo della Costituzione il mandato di tutela dell’ambiente, inteso come bene unitario, comprensivo delle sue specifiche declinazioni rappresentate dalla tutela della biodiversità e degli ecosistemi, ma riconosciuto in via autonoma rispetto al paesaggio e alla salute umana, per quanto ad essi naturalmente connesso; e vincola così, esplicitamente, tutte le pubbliche autorità ad attivarsi in vista della sua efficace difesa.
Peculiare è, altresì, la prospettiva di tutela indicata, oggi, dal legislatore costituzionale, che non solo rinvia agli interessi dei singoli e della collettività nel momento presente, ma si estende anche (come già, del resto, prefigurato da numerose pronunce risalenti a epoca anteriore alla riforma26) agli interessi delle future generazioni: e dunque di persone ancora non venute ad esistenza, ma nei cui confronti le generazioni attuali hanno un preciso “dovere di preservare” le condizioni perché esse pure possano godere di un “patrimonio ambientale il più possibile integro”, e le cui varie matrici restino caratterizzate dalla ricchezza e diversità che lo connotano.
In questa prospettiva, la Corte costituzionale, nella sentenza del 2024, nel richiamare un’altra sua pronuncia concernente il caso Ilva, ha precisato che «[r]imuovere prontamente i fattori di pericolo per la salute, l’incolumità e la vita dei lavoratori costituisce […] condizione minima e indispensabile perché l’attività produttiva si svolga in armonia con i principi costituzionali, sempre attenti anzitutto alle esigenze basilari della persona» (sentenza n. 58 del 2018, punto 3.3. del Considerato in diritto). Esigenze basilari della persona (rectius, delle persone oggi esistenti e di quelle che saranno) tra cui si annovera ora, esplicitamente, anche la tutela dell’ambiente. E’ evidente che la citata riforma costituzionale impone di ricercare un equilibrio tra persona e ambiente, ovvero una più profonda “armonia” tra tutela degli interessi economici e obiettivi di tutela ambientale.
Come ha avuto modo di affermare il costituzionalista Paolo Maddalena27, Papa Francesco, nella sua Enciclica, ha parlato di «armonia universale» proprio per indicare che l’uomo è in continua relazione con ciò che lo circonda e «ha il preciso dovere di rispettare la sua Madre Terra, secondo le leggi naturali che assicurano la vita immensa nella quale egli è immerso». In questa prospettiva, vivo è il ricordo di Ulpiano quando parla di ius naturale affermando che «ius naturale est ius natura omnia animalia docuit». Sempre il giurista Maddalena, in uno scritto dedicato ai riflessi giuridici dell’Enciclica sulla “Casa comune” di Papa Francesco, ha avuto occasione di ricordare che «per “riequilibrare” il grande “squilibrio” che si è verificato tra conservazione e valorizzazione della Natura e speculazione edilizia distruttiva dei suoli agricoli e della bellezza del paesaggio, è necessario far valere il “diritto collettivo di tutti” alla tutela dell’ambiente e del paesaggio contro i sopraffattori di questi beni, che sono “beni comuni” in appartenenza di tutti». In altri termini, occorre cambiare gli «stili di vita», si deve ristabilire un «equilibrio» tra l’azione dell’uomo e la vita di tutti gli altri esseri viventi28.
La interconnessione, la interdipendenza, il collegamento tra uomo e ambiente sono innegabili e vanno oltre la mera trasversalità della “materia ambientale”. In altri termini, Amirante, richiamando il pensiero di E. Morin sulla visione trinitaria dell’uomo29, giunge ad affermare la necessità di costruire oggi un “costituzionalismo integrale”30 nella consapevolezza che le tre nozioni di “individuale, sociale e biologico” sono indissociabili e che “l’una non può funzionare senza l’altra”. Questa “condizione di interdipendenza”, a nostro avviso, costituisce uno dei presupposti per l’affermazione di un “costituzionalismo ambientale integrale” che riconosca non solo i diritti ambientali, ma richieda i doveri ecologici di natura inderogabile, sia al singolo che alla collettività, sia allo Stato che ai cittadini, assicurando il fine della conservazione e della valorizzazione dell’equilibrio ecologico, nonché la tutela delle risorse ambientali e dei beni comuni in vista di preservare i diritti delle generazioni presenti e future.
3. A partire dalla città: l’ambiente come “parte integrante della personalità”
Il valore della persona umana, la sua preoccupazione verso i poveri e il lavoro, l’attenzione alla promozione della «città come parte integrante della personalità umana», sono solo alcuni aspetti della profonda dimensione ecologica integrale che ha caratterizzato la formazione e l’attività di Giorgio La Pira.
In un momento storico e politico complesso, in una società divisa tra il locale e il globale, rileggere il discorso di Giorgio La Pira sull’importanza della città come vivaio della dignità della persona umana ci aiuta a riscoprire il valore profetico dell’insegnamento di un autorevole precursore del costituzionalismo ambientale integrale.
Il giurista (cattolico), nella sua veste di Sindaco di Firenze, in un suo straordinario discorso31 sul valore della città, ebbe modo di affermare: «Amatela questa città, come parte integrante, per così dire della vostra personalità. Voi siete piantati in essa: in essa saranno piantate le generazioni future che avranno da voi radice: è un patrimonio prezioso che voi siete tenuti a tramandare intatto, anzi migliorato e accresciuto, alle generazioni che verranno. Ogni città racchiude in sé una vocazione ed un mistero: voi lo sapete, ognuna di esse è da Dio custodita con un angelo custode, come avviene per ciascuna persona umana. Ognuna di esse è nel tempo una immagine lontana ma vera della città eterna. Amatela, quindi, come si ama la casa comune destinata a noi ed ai nostri figli. Custoditene le piazze, i giardini, le strade, le scuole; curatene con amore, sempre infiorandoli e illuminandoli, i tabernacoli della Madonna, che saranno in essa custoditi; fate che il volto di questa vostra città sia sempre sereno e pulito. Fate, soprattutto, di essa lo strumento efficace della vostra vita associata; sentitevi, attraverso di essa, membri di una stessa famiglia: non vi siano tra voi divisioni essenziali che turbino la pace e l’amicizia, ma la pace, l’amicizia, la cristiana fraternità fioriscano in questa città vostra come fiorisce l’ulivo a primavera!».
Ripartire da questo insegnamento ci aiuta a rivalutare la centralità della città intesa come “grande casa per una grande famiglia” e luogo dello sviluppo della persona umana, ambiente da custodire e valorizzare per le generazioni presenti e future. Una sorta di baricentro della vita quotidiana in cui si edificano le relazioni naturali tra uomo e ambiente, quelle solidali tra uomo e prossimo, quelle mistiche, fondate sulla fede e sul rapporto tra uomo e Dio. Le città devono ritornare ad essere consapevoli di rappresentare il patrimonio del mondo, perché in esse si incorporano tutta la storia e tutta la civiltà dei popoli: un patrimonio che le generazioni passate hanno costruito e trasmesso a quelle presenti – di secolo in secolo, di generazione in generazione – affinché fosse accresciuto e ritrasmesso alle generazioni future.
In questa ottica, le città come ambiente urbano e simbolo spirituale dell’identità, della dimensione umana e religiosa, devono ricercare il loro passato comune su cui costruire insieme il futuro e collaborare all’unità del mondo, all’unità delle nazioni. Esse devono unirsi per unire le nazioni, per unire il mondo secondo un rinnovato sentimento di fratellanza e amicizia sociale (Enciclica Fratelli Tutti); bisogna ripartire dalla città, come bene comune, come patrimonio del mondo, come germe di fraternità universale32.
Alla pari delle città, anche l’ambiente nel suo complesso deve essere concepito come parte integrante della personalità di ciascuno, ambitus della formazione umana, della dimensione culturale e sociale della persona e dei suoi valori fondamentali.
Nell’Enciclica Laudato Si’, il Papa chiarisce che quando si parla di ambiente si fa riferimento anche “a una particolare relazione: quella tra la natura e la società che la abita. Questo ci impedisce di considerare la natura “come qualcosa di separato da noi o come una mera cornice della nostra vita. Siamo inclusi in essa, siamo parte di essa e ne siamo compenetrati” (139)33.
La compenetrazione dell’uomo nella natura e l’interconnessione tra uomo e ambiente impone di considerare l’ambiente come parte della nostra personalità: è questa visione olistica della personalità che suggerisce di considerare l’ambiente (il Creato), un bene da custodire e governare nell’interesse delle generazioni presenti e future. In questo quadro, Papa Francesco e la Chiesa cattolica si fanno interpreti di una necessità non più rinviabile e suggeriscono pertanto di ricercare un diritto ambientale globale ispirato ad un nuovo “umanesimo green”34: proprio al diritto deve riconoscersiun ruolo fondamentale di “moderatore effettivo” che deve stabilire le regole per le condotte consentitealla luce del bene comune.
4. The Greening of Democratic State: verso uno Stato sociale a “vocazione ecologica”
In Assemblea costituente, Giorgio La Pira, nel fare suo il pensiero e le parole del filosofo Giambattista Vico, secondo cui «le cose fuori del loro stato naturale né vi si adagiano, né vi durano»35, sottolineava l’importanza del perseguimento del bene comune come dovere sociale del cristianesimo, ma anche come impegno costituzionale e fondamento della Repubblica.
Oggi la Repubblica, a seguito della riforma costituzionale “in senso ambientale”, ha assunto necessariamente un nuovo impegno – “sacrosanto” – di tutelare l’ambiente nel suo complesso, anche nell’interesse delle future generazioni.
E’ così, dunque, che non vi può essere tutela integrale della “persona” senza difesa e protezione dell’“ambiente”, come non vi può essere “libertà” senza “responsabilità”. Giunti nell’Antropocene, se non si cambierà rotta “la terra potrebbe fare la fine dell’isola di Pasqua”36 e quando “saranno finite le risorse, i pochi sopravvissuti non avranno neppure i mezzi per scappare” (Zagrebelsky37).
In questa prospettiva la testimonianza di Giorgio La Pira, fa del giurista cattolico un vero e proprio “Architetto del bene comune e dell’ecologia integrale”, rappresentando così un modello profetico per gli uomini politici e i vertici della comunità internazionale, impegnati a garantire la transizione ecologica mondiale in un tempo di grave emergenza geopolitica, contrassegnata da una cronica instabilità e una sempre più accentuata polarizzazione.
A nostro avviso, La Pira è stato un precursore di un approccio integrale della tutela ambientale, contribuendo ad avviare (forse involontariamente) un processo di “The Greening of Democratic State” che, come ha sostenuto di recente Eckersley38, espande i confini della comunità morale per includere l’ambiente naturale in cui è inserita la comunità umana. Secondo questa visione il nuovo modello di Green State, dovrebbe superare il modello di Stato democratico liberale e riconsiderare lo Stato sociale come un “custode ecologico” dei beni comuni e come fautore (facilitatore) della democrazia ambientale globale (transfrontaliera) piuttosto che come “attore egoista” che difende (gelosamente ed esclusivamente) il proprio territorio.
Facendo tesoro di questi insegnamenti, sarà necessario che l’umanità riconosca come imprescindibili e non più rinviabili le motivazioni e le finalità del nuovo approccio dell’ecologia integrale (che implica il dovere di realizzare, nello stesso tempo, un’ecologia sociale, un’ecologia economica, un’ecologia culturale e un’ecologia ambientale),proposto da Papa Francesco e di cui La Pira ha rappresentato un autentico testimone e precursore.
Sull’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa, di cui La Pira è testimone autentico e laborioso, «in questo momento critico in cui tutte le cupidigie scatenate par che ricaccino l’umanità nella selva oscura della barbarie»39, è necessario recuperare i principi guida che hanno ispirato le Costituzioni sociali del dopoguerra, ovvero la personalità40, la solidarietà, la sussidiarietà41 e, da ultimo (in chiave ecologica), la sostenibilità42. Si tratta di quei principi dello “stato sociale con una vocazione ecologica” che Giorgio La Pira ha incarnato e consegnato, attraverso il testamento costituzionale, alle future generazioni: un necessario ritorno ai “principi” come “stelle fisse” che orientano la nostra navigazione storica43.
- D. Amirante, Aspettando la catastrofe. L’emergenza climatica fra storia della scienza e filosofia, in G. Limone (a cura di), Il pudore delle cose, la responsabilità delle azioni, L’era di Antigone. Quaderno di Scienze filosofiche, sociali e politiche, Franco Angeli, Milano, 2019, pp. 143-151; Id. Costituzionalismo ambientale. Atlante giuridico per l’Antropocene, Bologna, 2022, pp. 7-48; G. Capograssi, Il diritto dopo la catastrofe, in Rivista Jus, 1/2019, Vita e Pensiero. ↩︎
- P. Crutzen, Benvenuti nell’Antropocene. L’uomo ha cambiato il clima, la Terra entra in una nuova era, Mondadori 2005; si veda sul punto anche N. Castree, The Anthropocene and Geography I: The back story, in Geography Compass, 2014, 8, 7, p. 436. Si veda.E. P. Schioppa, Antropocene. Una nuova epoca per la Terra, una sfida per l’umanità, Il Mulino, Bologna, 2021, secondo questo studio viviamo un’epoca segnata da una indelebile impronta umana. Il riscaldamento globale, l’alterazione dei normali cicli biogeochimici, la perdita di biodiversità, l’irreversibile trasformazione di habitat e paesaggi impongono sfide completamente nuove. Nonostante le conseguenze irreversibili per il pianeta, di recente l’Unione Internazionale delle Scienze Geologiche (Uicg), dopo decenni di dibattito, ha deciso di non riconoscere all’Antropocene, una fase caratterizzata dalle tracce della presenza umana sul pianeta, un posto speciale nella storia geologica del pianeta Terra. Sul punto, A. Witze, Geologists reject the Anthropocene as Earth’s new epoch — after 15 years of debate But some are now challenging the vote, saying there were ‘procedural irregularities’, https://www.nature.com/articles/d41586-024-00675-8. ↩︎
- P. Crutzen, Benvenuti nell’Antropocene. L’uomo ha cambiato il clima, la Terra entra in una nuova era, Mondadori 2005; si veda sul punto anche N. Castree, The Anthropocene and Geography I: The back story, in Geography Compass, 2014, 8, 7, p. 436. ↩︎
- L. Colella, L’emergenza climatica e il “Diritto ambientale del cambiamento”, in V. Pepe – L. Colella (a cura di), Saggi di diritto ambientale italiano e comparato. “Prospettive di cambiamento”, Salerno, Edizioni Palazzo Vargas, 2019, p. 131-170. ↩︎
- Sul punto cfr. L. Colella, Ecologia integrale e “diritto ambientale del cambiamento”. L’attualità dell’Enciclica “Laudato si’” (cinque anni dopo), in Quaderni amministrativi, 3, 2020, p. 82-100; tra i più recenti scritti del Santo Padre Francesco, in cui si sottolinea la centralità della tutela e della sostenibilità ambientale, è d’uopo ricordare l’enciclica Fratelli Tutti (2020), l’esortazione apostolica Laudate Deum (2023) e la Bolla Spes non confundit di indizione del Giubileo 2025. ↩︎
- Sul punto si veda L. Colella, Ambiente, religione e diritto al “tempo del Creato”: prime note comparative tra i fondamenti ecologici della chiesa cattolica e del sikhismo indiano, in AmbienteDiritto.it, 4/2019, p. 13. ↩︎
- L.J. White, The Historical Roots of Our Ecologie Crisis, in «Science» vol. 155 n. 3767, American Association for the Advancement of Science, Washington 1967. ↩︎
- A.J. Toinbee, The Genesis of Pollution in Horizon, American Heritage Publishing, Rockville 1973. ↩︎
- Per esempio, il Salmo 148 esorta tutta la creazione a lodare il Signore: «Lodate il Signore dalla terra, mostri marini e voi tutti abissi, fuoco e grandine, neve e nebbia, vento di bufera … monti e voi tutte, colline, alberi di frutto e tutti voi cedri, voi fiere e tutte le bestie, rettili e uccelli alati». Nel Vangelo di S. Matteo, Gesù così esorta i suoi discepoli ad avere fiducia nel Padre celeste: «Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre» (Genesi 6,26). ↩︎
- Vedi Benedetto XVI, “Caritas in veritate”, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2009. ↩︎
- Papa Francesco, op. cit. Lettera Enciclica «Laudato si’» del Santo Padre Francesco sulla cura della casa comune, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2015. ↩︎
- Sui rapporti tra ecologia e ambiente si veda in particolare D. Edwards, L’ecologia al centro della fede. Il cambiamento del cuore che conduce a un nuovo modo di vivere sulla terra, EMP, Padova, 2008, e la lectio magistralis di J. Moltmann, Il futuro ecologico della teologia moderna, in Il Regno – Documenti, 21/2012, p. 692-698. Cfr. K. Golser, Religioni ed ecologia. La responsabilità verso il creato nelle grandi religioni, EDB, Bologna, 1995. ↩︎
- Giogio La Pira, giurista cattolico e membro dell’Assemblea costituente in Italia; si veda N. Giordano, Giorgio La Pira e la Costituzione. Relazioni e interventi nell’Assemblea Costituente, Libreria editrice Vaticana, Città del Vaticano 2016. ↩︎
- Sul contributo di Giorgio La Pira alla tutela dell’ambiente si veda G. Dormiente, Giorgio La Pira. Ambientalista dei Si Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2011. Sul pensiero cattolico di Giorgio La Pira nell’Assemblea Costituente italiana si veda P. Maddalena ‘Postfazione’ in G. Alfano, Giorgio La Pira. Un domenicano alla Costituente, Solfanelli, Chieti 2016. ↩︎
- Sul punto si veda D. Amirante, Costituzionalismo ambientale. Atlante giuridico per l’Antropocene, Il Mulino, Bologna 2022. ↩︎
- Sul tema della costituzionalizzazione del clima si veda A. D’Aloia, Climate Change and Law: A Constitutional Perspective, in Human Health and Ecological Integrity. Ethics, Law and Human Rights a cura di L. Westra-C.L. Soskolin-D.W. Spady,Routledge, Londra-New York 2012, pp. 201 e ss. Per un approfondimento sul tema si veda M. Carducci, Emergenza climatica e riforme costituzionali, 2020 reperibile al seguente link. ↩︎
- Si veda in tal censo P. Viola, Climate Constitutionalism Momentum. Adaptive Legal Systems, Springer, Cham 2022. ↩︎
- Come è noto il dibattito in Assemblea costituente portò alla definitiva stesura dell’articolo 9 dalla nostra Costituzione che attribuisce alla Repubblica la promozione dello sviluppo della cultura e della tutela del patrimonio storico e artistico. Il dibattito vide il coinvolgimento di autorevoli interpreti e fu guidato, in qualità di relatori, da due uomini appartenenti a schieramenti politici contrapposti, ovvero Concetto Marchesi e Aldo Moro, padri nobili dell’intero periodo costituente, e considerati principali artefici dell’articolo 9 della Costituzione. ↩︎
- Sul punto cfr. M. Cecchetti, Principi costituzionali per la tutela dell’ambiente, Giuffrè, 2000, p. 8-23. ↩︎
- Si veda N. Giordano, Giorgio La Pira e la Costituzione. Relazioni e interventi nell’Assemblea Costituente, Libreria Editrice Vaticana, 2016. ↩︎
- L. Colella, Il diritto, la fratellanza umana e l’ecologia integrale. Brevi note a partire dal pensiero di Giorgio la Pira, in AmbienteDiritto.it, n. 2/2021. ↩︎
- C. Monaca, Prefazione, in G. Dormiente, Giorgio La Pira. Ambientalista dei Sì, Libreria Editrice Vaticana, 2011, p. 5. ↩︎
- G. Dormiente, Giorgio La Pira. Ambientalista dei Sì, Libreria Editrice Vaticana, 2011. In questo volume l’autore ricostruisce, anche attraverso scritti e linguaggi autentici, la vocazione umana ed ecologica di Giorgio La Pira. ↩︎
- Vedi P. Maddalena, Postfazione in G. Alfano (a cura di) Giorgio La Pira. Un domenicano alla Costituente, Solfanelli, 2016, p. 148. ↩︎
- Si veda la sentenza n. 210 del 1987 punto 4.5. del Considerato in diritto; nello stesso senso, sentenza n. 641 del 1987, punto 2.2. del Considerato in diritto, nonché, più di recente, sentenza n. 126 del 2016, punto 5.1. del Considerato in diritto). ↩︎
- Si vedano le sentenze n. 46 del 2021, punto 8 del Considerato in diritto; n. 237 del 2020, punto 5 del Considerato in diritto; n.93 del 2017, punto 8.1. del Considerato in diritto; n. 22 del 2016, punto 6 del Considerato in diritto; n. 67 del 2013, punto 4 del Considerato in diritto; n. 142 del 2010, punto 2.2.2. del Considerato in diritto; n. 29 del 2010, punto 2.1. del Considerato in diritto; n. 246 del 2009, punto 9 del Considerato in diritto; n. 419 del 1996, punto 3 del Considerato in diritto. ↩︎
- Si veda audizione al Senato del 24 ottobre 2019. ↩︎
- P. Maddalena, L’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco. Riflessi giuridici, disponibile al seguente link. ↩︎
- E. Morin, Sette lezioni sul pensiero globale, Milano, 2016, 1. Secondo Morin, la concezione trinitaria dell’uomo indica che “c’è una relazione indissolubile fra questi tre temi, perché non si può dire che l’umano è per il 33 per cento individuo, per il 33 per cento società, per il 33 per cento biologia. Ciò che si può dire è che l’umano è al 100 per cento individuo, al 100 per cento essere sociale e al 100 per cento biologia”, Ivi, 2. ↩︎
- D. Amirante, Antropocene, sovranità e costituzionalismo integrale, DPCE Online, 2/ 2024, p. 849. ↩︎
- Il discorso pronunciato nel 1954 da Giogio La Pira, sindaco di Firenze, per la consegna delle chiavi agli assegnatari dei primi cinquemilacinquecento vani costruiti nella città “satellite” di Firenze sulle Rive dell’Arno. ↩︎
- L. De Santis, Unire le città per unire le nazioni. L’idea e la funzione della città in Giorgio La Pira, Cantagalli, 2020. ↩︎
- Si veda Papa Francesco, Enciclica Laudato Si. ↩︎
- J. Maritain, The Person and the Common Good, University of Notre Dame Press, Notre Dame 1966. ↩︎
- G. Vico, La Scienza Nuova, BUR, 1977. Per un approfondimento sul pensiero di G.B. Vico sia consentito un rinvio a V. Pepe, Giambattista Vico e la comparazione giuridica, Napoli, ESI, 2020, in cui l’autore pone l’accento sul contributo di Vico in seno all’Assemblea costituente. ↩︎
- Gli studiosi hanno spiegato che causa prima della distruzione dell’isola era stata la deforestazione, determinata da una specie di gara, instauratasi tra i dodici clan che abitavano l’isola, per dimostrare la superiorità dell’uno contro l’altro, costruendo, per l’appunto, enormi e terrificanti blocchi di pietra dalle sembianze vagamente umane. Dopo secoli di sfruttamento intensivo, sull’Isola di Pasqua non rimasero più alberi e, con la loro scomparsa, sopravvennero ben presto carestia e guerre tra clan. I pochi sopravvissuti, incontrati dal capitano Cook nel XVIII secolo, non erano che una pallida ombra di quella che era stata una civiltà florida, divenuta poi vittima della propria incoscienza. ↩︎
- G. Zagrebelsky, “Costituzionalismo”,in Atti del Seminario organizzato per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia dalla Corte costituzionale, dal titolo “Dallo Statuto del 1848 alla Costituzione repubblicana”, Milano 2012. ↩︎
- R. Eckersley, The Green State. Rethinking Democracy and Sovereignty, The MIT Press, 2004. ↩︎
- Cfr. P. Marrucchesi, Umanesio eterno, in G. La Pira, Principi. Tutti gli interventi di La Pira, sulla rivista da lui animata e diretta nel 1939/’40, Libreria Editrice Vaticana, 2000. ↩︎
- G. La Pira, Il valore della persona umana, Edizioni Polistampa, 2009. ↩︎
- V. Pepe, Il principio di sussidiarietà e la chiesa cattolica, in V. Pepe – L. Colella (a cura di), Saggi di diritto pubblico italiano e comparato, Edizioni Palazzo Vargas, 2019, p. 84. ↩︎
- L. Colella, Integral Ecology and Environmental Law in the Anthropocene: the prospective of the Catholic Church, in D. Amirante, S. Bagni (a cura di), Environmental Constitutionalism in the Anthropocene. Values, Principles and Actions, Routledge, 2022. ↩︎
- Si veda sul punto G. La Pira, Nota introduttiva, in Principi, Libreria Editrice Vaticana, ristampa del 2000, p.VIII. Per Giorgio La Pira i Principi sono “punti fermi”, “stelle fisse”, “bussole orientatrici” che devono come una bussola guidare la nave dell’uomo e della storia “in questa età atomica (ove la realtà cosmica e storica è sottoposta a trasformazioni sempre più profonde ed imprevedute)”. ↩︎